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La giusta giustezza

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Molte volte, sia i miei studenti, sia chi mi conosce mi domandano le regole che, in una buona composizione, determinano una corretta giustezza.
Premetto per chi non è del mestiere e legge per caso questo post la definizione di giustezza di un testo composto: la giustezza è la larghezza della colonna di testo e si misurava fino a pochi anni fa unicamente in righe tipografiche e punti, attualmente, nella prospettiva di trasformare le misurazioni tipografiche nel sistema metrico decimale, in centimetri e millimetri.
In tipometria la giustezza si identifica con la lettera (G.) per la misura in righe tipografiche e (G. cm.) per la più facile misurazione metrico-decimale (esempio: G.12, G.20, G.cm. 5, G.cm. 14,2 ecc.).
La giustezza stabilisce la lunghezza massima delle righe tipografiche. Ciò non vuol dire che la riga di testo debba essere lunga come la giustezza, cosa che si verifica solo nella composizione a blocchetto; la riga può essere di differente lunghezza, stabilendo, appunto, con la definizione di giustezza massima la lunghezza delle righe più lunghe sulla quale è centrato o allineato, a sinistra o a destra, il testo.
La sproporzione fra un corpo del carattere e la lunghezza delle linee può nuocere alla leggibilità, nel senso che, se il corpo è troppo grande l’effetto risulterà sgradevole, mentre se è troppo piccolo renderà faticosa la lettura.
Poiché l’occhio legge per gruppi di parole anziché per parole singole, il loro numero sulla riga è molto importante.
Di seguito potete vedere la tabella delle giustezze minime e massime
consigliate per ogni uso di corpo e di composizione.
In ogni caso per una corretta giustezza, bisogna ricordare che:
– I caratteri romani danno i migliori risultati con 9–12 parole per riga.
– I caratteri senza grazie hanno bisogno di righe da 7 a 10 parole.
– I caratteri con occhio grande accettano righe più lunghe, mentre quelli con l’occhio piccolo impongono meno parole per riga.
– Il numero di parole contenute in una riga può essere modificato aumentando o diminuendo il corpo, cambiando carattere o modificando la giustezza.
– La lunghezza di una linea di testo dovrebbe contenere circa da 1½ a 2 volte le lettere dell’alfabeto minuscolo di un carattere tondo, neretto, normale.
– Quando si fosse costretti a lavorare su giustezze più lunghe bisognerà aumentare lo spazio interlineare (vedi interlinea) ed evitare confusione ed inciampi nel passaggio della lettura da una linea a quella sottostante.
– Con giustezze piccole conviene comporre il testo a bandiera per evitare continue sillabazioni, dato che questa deve essere utilizzata solo con i testi a blocchetto.

Giustezze minime e massime consigliate per ogni uso di corpo e di composizione
Giustezze minime e massime consigliate per ogni uso di corpo e di composizione

Scritto da Giò

giugno 28th, 2008 at 6:26

Corpo del carattere

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La dimensione del carattere tipografico si misura in senso verticale e si definisce corpo.
Con riferimento ai vecchi caratteri di fonderia è la misura dell’altezza della faccia del blocchetto in lega di piombo — antimonio sulla quale è fusa in rilievo la forma ribaltata del carattere, questa altezza è compresa quindi fra la spalla superiore e la spalla inferiore. Questa distanza è, sempre tipograficamente, la dimensione costante di tutto l’alfabeto.
L’altezza del corpo è tradizionalmente misurata in punti, corrispondenti a circa 172 di pollice (In tipografia digitale, il punto è stato arrotondato esattamente a 172 di pollice americano. Nei sistemi precedenti, proposti da Pierre Fournier le Jeune,American Type Founder’s Association e da Firmin Didot, il punto variava da 0,349 millimetri, 0,3515 millimetri e di 0,376 millimetri, rispettivamente). Altre misure tipografiche, ormai poco utilizzati, sono Cicero e Pica, entrambi con il 12 punti. Nella tipografia digitale, il corpo è una misura relativa che può essere scalata a qualsiasi dimensione.

Il corpo è suddiviso in due spazi: l’occhio del carattere, che è compreso tra la linea inferiore, corrispondente alla massima discendente della lettera minuscola (g) o della ℗, a seconda del tipo di carattere, alla linea superiore che corrisponde alla massima ascendente della lettera minuscola (l) e l’area delle accentazioni. dove possone essere presenti gli accenti, le dieresi e i segni diacritici per le lettere maiuscole.
Lo stesso occhio comprende la linea di base (baseline) la linea immaginaria della base della parte mediana sulla quale si appoggiano tutte le lettere di una riga di testo e dalla linea dell’altezza delle maiuscole, che è sempre inferiore alla massima altezza dell’ascendente della minuscola.
Sopra la linea di base si trova la x‑height (altezza della x), corrispondente alla distanza tra la linea di base e la parte superiore delle lettere minuscole, senza ascendenti e del maiuscoletto e la linea delle ascendenti, che segna l’altezza delle lettere minuscole con tratti ascendenti (come la lettera ‘b’), e in alcuni casi, le lettere maiuscole. No caso de fontes de texto mais tradicionais, a altura das maiúsculas é um pouco menor do que a das minúsculas com ascendentes, e é marcada pela linha das capitulares . Nei caratteri di testo più tradizionali, l’altezza delle maiuscole è leggermente più basso rispetto alla massima ascendente di una minuscola. La linea che determina la x‑height può essere chiamata linea mediana.
Quindi per misurare correttamente il corpo, si deve calcolare la distanza che intercorre tra l’ipotetico accento posto sopra alle lettere maiuscole; fino all’estremità inferiore dell’ascendente della lettera minuscola.

Testo in portoghese

Le misurazioni tipografiche (2)

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Come ho scritto in un precedente post sulle misurazioni tipografiche oramai con l’avvento del Desk Top Publishing l’utilizzo della misurazione europea Didot è oramai quasi completamente dimenticata in favore dell’angloamericana Pica.

Nel 1990, la Comunità Europea aveva promosso il Progetto Comett II di cooperazione europea tra Università e Industria. In questo contesto, per venire incontro alle necessità dei docenti europei di grafica ed ai tipografi di capire le nuove misurazioni del mezzo digitale, venne costituita una equipe di esperti che fece nascere il “Progetto Europeo Didot” con una serie di meeting in giro per l’Europa atti a sensibilizzare il mondo tipografico europeo sulla cultura del “nostro” sistema di misurazione tipografica. L’Italia è stata rappresentata dal 1990 al 1993 da Piero De Macchi.

Volendo è ancora possibile utilizzare il metodo Didot con i software d’impaginazione indicando al posto del ‘pt’ (punti Pica) il valore ‘c’ (Cicero) che però corrisponde ad una riga tipografica (12 punti).

Quindi se voglio trasformare un testo da corpo 12 pt (Pica) in 12 punti Didot dovrò scrivere 1 c.
Meglio ancora è utilizzare la seguente tabella di conversione tra i due sistemi:

Se volete divertirvi a convertire ogni tipo di misurazione vi segnalo questo sito: Online Unit Conversion dove dovete stare attenti perché la definizione “pica“ è intesa come riga tipografica del metodo Pica e non il singolo punto indicato come “point (British, USA)”

Testo in portoghese

Regole compositive 3: epigrafe — centrata

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Differenti sono i metodi d’allineamento di un testo: blocchetto o giustificato, ad epigrafe o centrato, a bandiera (allineata a sinistra o a destra) e sagomato; ciascuno di essi ha delle precise regole da rispettare sia come composizione, sia nell’utilizzo.

Nei testi composti ad epigrafe (allineamento centrale) non bisogna assolutamente sillabare, poiché se un vocabolo non rientra nella riga di testo deve andare a capo.
Per una corretta lettura bisogna mandare a capo, oltre dopo un punto a chiusura di frase, anche se fisicamente ci starebbero nella giustezza massima consentita, articoli, preposizioni semplici e articolate, congiunzioni e nuovi periodi (dopo un punto si deve andare a capo. Inoltre nella composizione ad epigrafe bisogna evitare le “piramidi” ma cercare di comporre a “fisarmonica”.
La composizione ad epigrafe trova il suo maggior utilizzo nella titolazione dei libri o nella composizione di poemi e poesie.

Scritto da Giò

aprile 4th, 2008 at 3:21

Regole compositive 2: bandiera allineata a sinistra o a destra

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Differenti sono i metodi d’allineamento di un testo: blocchetto o giustificato, ad epigrafe o centrato, a bandiera (allineata a sinistra o a destra) e sagomato; ciascuno di essi ha delle precise regole da rispettare sia come composizione, sia nell’utilizzo.

La composizione a bandiera permette di mantenere invariati gli spazi tra le lettere e tra le parole.
Per una corretta lettura bisogna in questo tipo di composizione bisogna utilizzare le regole del riporto a capo delle nuove frasi, degli articoli, preposizioni semplici e articolate, congiunzioni anche se fisicamente ci starebbero nella giustezza massima consentita.

Ci sono due forme di questo tipo di composizione: ad allineamento a sinistra e a destra.

La prima dona al testo un andamento sensibile e naturale infatti, è il tipo di composizione utilizzato nelle poesie. Essa si presta molto bene ad un taglio semantico della frase. La tipografia partecipa pienamente a materializzare l’aspetto didattico dell’informazione da trasmettere.
Per l’allineamento a destra, invece, l’utilizzo può essere accettato solamente in caso di simmetrie impaginative, ma la difficoltà per l’occhio di ritrovare l’inizio di linea della riga di testo seguente è ovviamente grande e quindi è consigliabile non eccedere. Si può utilizzare nelle didascalie
delle fotografie, quando queste sono numerose in una pagina, per comprendere senza ambiguità a quale si riferiscono.

Regole compositive 1: blocchetto / giustificato e le giustezze minime

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Differenti sono i metodi d’allineamento di un testo: blocchetto o giustificato, ad epigrafe o centrato, a bandiera (allineata a sinistra o a destra) e sagomato; ciascuno di essi ha delle precise regole da rispettare sia come composizione, sia nell’utilizzo.

La miglior composizione di un testo per un libro, una rivista o un quotidiano è quella a blocchetto, dove la giustezza delle righe rimane uniforme. In questo tipo di composizione è indispensabile l’uso della sillabazione per non ottenere delle spaziature tra parole, “forzate e diseguali”, rendendo il testo disarmonico. Per un migliore risultato d’equilibrio tipografico bisogna cercare di non superare le tre righe sillabate consecutive ciò fa capire che in una composizione a blocchetto il corpo del testo è in relazione alla giustezza (con giustezze piccole si devono utilizzare corpi piccoli altrimenti sarà necessario una sillabazione continua). Inoltre bisogna evitare le sillabazioni con vocaboli inferiori a quattro lettere e sillabare con meno di due lettere prima o dopo il “trattino” (per esempio nel vocabolo “abate” non si deve sillabare “a‑ba-te” come sarebbe corretto per la grammatica italiana, ma antiestetica in tipografia; mentre è preferibile la seguente spartizione: “aba-te”.

La disposizione del testo sagomato si ha quando le righe devono seguire la forma di un’immagine scontornata, e quindi presentano giustezze differenti.

In questo tipo di composizione bisogna evitare d’inserire l’immagine in mezzo al testo invece che ad un lato della colonna e questa non deve avere giustezze troppo piccole per non creare delle spaziature difformi.

Nella seguente immagine si possono notare, nelle giustezze piccole ai lati dell’immagine, quante variazioni di spazi vengono a crearsi.

È necessario basarsi sulla seguente tavola per sapere qual’è la giustezza minima da utilizzare con il corpo del carattere utilizzato.

Tabella sulle giustezze minime e massime consigliate in base alla grandezza del corpo del testo
Tabella sulle giustezze minime e massime consigliate in base alla grandezza del corpo del testo

In ogni caso per una corretta giustezza, bisogna ricordare che:

– I caratteri romani danno i migliori risultati con 9–12 parole per riga.

– I caratteri senza grazie hanno bisogno di righe da 7 a 10 parole.

– I caratteri con occhio grande accettano righe più lunghe, mentre quelli con l’occhio piccolo impongono meno parole per riga.

– Il numero di parole contenute in una riga può essere modificato aumentando o diminuendo il corpo, cambiando carattere o modificando la giustezza.

– La lunghezza di una linea di testo dovrebbe contenere circa da 1½ a 2 volte le lettere dell’alfabeto minuscolo di un carattere tondo, neretto, normale.

– Quando si fosse costretti a lavorare su giustezze più lunghe bisognerà aumentare lo spazio interlineare ed evitare confusione ed inciampi nel passaggio della lettura da una linea a quella sottostante.

– Con giustezze piccole conviene comporre il testo a bandiera per evitare continue sillabazioni, dato che questa deve essere utilizzata solo con i testi a blocchetto.