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The word ATypI 2010 a Dublino: le mostre

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Come tutti gli anni, durante il meeting dell’ATypI — Association Typographique Internationale, vengono allestite delle interessanti mostre di Tipografia.
Quest’anno a Dublino dall’8 al 12 settembre, tra le numerose conferenze (a pagamento) ed altri eventi, sono state allestite le seguenti mostre:
Paradox Alg(i)er(s)
Nel 2009 Verena Gerlach, type e graphic designer tedesco, ha visitato due volte Algeri, capitale dell’Algeria. Invitato dal Goethe Institut avrebbe dovuto eseguire due laboratori per gli studenti di design della École de Beaux Arts. Durante la permanenza ad Algeri, Verena ha imparato molto sulla vita sotto una dittatura.
Il paradosso: Algeri è una città molto bella, la gente è bella, la cultura sorprendente, il tempo piacevole, e potrebbe essere un posto perfetto, … ma: per quattro volte Verena è stato quasi arrestato per aver scattato delle fotografie ordinarie (come le lettere, dettagli, architettura). Ha anche avuto censurato il suo primo laboratorio. Il secondo non ha ottenuto il permesso dal governo.
Come risultato delle sue visite alla città di Algeri, Verena ha progettato una serie di poster serigrafati (in formato A1) per i diversi diversi che hanno soprattutto catturato il suo interesse. Dato che i manifesti sarebbero stati esposti sia in Germania che in Algeria, il designer doveva davvero decidere se mentire visivamente (troppo) e fare solo vedere la bella Algeri, con manifesti turistici per piacere alle autorità algerine, o per mostrare la realtà opprimente.
La soluzione: ci sono due serie di manifesti. Una per Algeri e una per Berlino. Ma i censurati (e loro realtà) sono quelli per il cosiddetto “libero Occidente”. Sono un po’ come la città: non è possibile vedere la bellezza reali o gioia, perché la maggior parte delle informazioni saranno coperte da siluette di qualcosa che sostituisce la repressione e la censura.

The Factory Space, 100 Capel Street, Dublin 1
Apertura: Wednesday 8 September
Orari: lunedì — venerdì 9:00 –17:00, sabato 11:00 –17:00

Wordstreams: an interactive, orthographic installation/performance of Timothy Donaldson
Donaldson presenta una performance di scrittura, simile a quelle per il quale è diventato famoso. Il contenuto sarà costituito da fonti miste: una interazione tra i contributi dai partecipanti alla conferenza, il contenuto testuale trovato nei testi stessi e della conferenza “l’autore della coscienza”. L’aspetto dei testi sarà pittorico allo spettatore iniziale: una serie di tematiche, interconnessioni con collage di disegni di scritture su una varietà di forme storiche e saranno prodotte con una vasta gamma di strumenti da scrittura: da enormi pennelli a minuscoli pennini metallici. Al termine, il lavoro sarà suddiviso, distribuito e portato via dai partecipanti alla conferenza.

Castello di Dublino, Moat Pool

Type Director Club
La mostra si compone di tre sezioni:
TDC 56, i vincitori del 56° Concorso Internazionale annuale, che presenta il meglio della tipografia per il 2009;
TDC2 2010 consiste nell’esposizione dei lavori dei vincitori del 12° TDC Typeface Design Competition competizione annuale e il concorso inaugurale;
TDC Intro 010 riconosce l’eccellenza nel design della tipografia in title design.

Le opere di tutti queste mostre saranno pubblicate sul Type Directors Club Annual, Typography 31 che sarà disponibile da dicembre. II Type Directors Club è una organizzazione professionale internazionale dedicata ad educare i suoi membri sulla tipografiai, la storia, il disegno dei caratteri. Sta celebrando i quasi 65 anni, tra i suoi membri vi sono i type designers, type directors, art directors, graphic designers, calligrafi e coloro che hanno una passione per il letterform.

Castello di Dublino, presso l’atrio inferiore

letterlounge
Una mostra studentesca dei lavori degli studenti della Dublin Institute of Technology e dell’ENSAD, di Parigi.

Castello di Dublino, Balcony Room

Qui le altre informazioni sugli eventi del The word ATypI 2010 a Dublino

Scritto da Giò

settembre 3rd, 2010 at 11:27

Tipoitalia2 tra Parma e Genova

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Settimana prossima la rivista sulla tipografia italiana Tipoitalia sarà presentata sia a Parma, lunedì 23, sia a Genova, mercoledì 25 in due conferenze tipografiche.

Due occasioni per conoscere questa importante pubblicazione nel panorama della comunicazione visiva italiana e nello specifico del mondo tipografico che finalmente vive un nuovo Rinascimento.

Il secondo numero di Tipoitalia è quasi interamente dedicato ai numeri. Di solito comprimari sulla scena tipografica, le cifre, al pari delle lettere nel parallelo universo dell’alfabeto, hanno una loro precisa identità nella scrittura. Oltre a una riconosciuta funzione pratica, come quella di rappresentare le ore nei quadranti o indicare la numerazione civica, in questi casi specifici i numeri possiedono anche un valore estetico-formale, dialogando con le lancette o adattandosi allo stile architettonico delle facciate.

Parma
lunedì 23 novembre 2009, ore 18:00
Biblioteca Palatina / Museo Bodoniano
Piazza della Pilotta 3, Parma

Genova
mercoledì 25 novembre 2009, ore 18:30
Berio Cafè
via del Seminario 16, Genova

Typ09: il cuore della lettera

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Città del Messico, 26–30 ottobre 2009

La parola scritta, il deposito di memoria per tutti i popoli della terra, ha una ricca storia nel Nuovo Mondo. Meso-America è uno dei pochi luoghi, con la Mesopotamia, la Cina, e l’Egitto, dove la scrittura è stata sviluppata autonomamente. La famosa scrittura Maya è solo una delle cinque o sei scritture che sono state documentati in questa zona.

Nel 1539, a meno di 50 anni dopo la conquista spagnola e solo un secolo dopo l’invenzione del tipo di mobili in Europa, la Nuova Spagna vantava nel Nuovo Mondo la prima macchina da stampa. Sebbene le stampanti sono state portate per pubblicare documenti governativi e religiosi, la cultura criolla del Messico — l’essenziale miscela, meticcio, di cultura indigena e coloniale — ha trovato un proprio uso per la stampa e ha creato una forte domanda di tipo particolare. Le forme dei caratteri sono state il cuore del fermento culturale — così come sono oggi.

Nella Città del Messico di oggi vi è una convergenza di storia e modernità, passato riunito al presente e il futuro, che conferisce alla città una speciale, unica aura messicana. Circa un Zocalo, che copre circa mezzo chilometro quadrato, le rovine degli Aztechi coesistono con la cattedrale e gli uffici del governo coloniale, del Sedicesimo secolo, che sono ancora in uso.

Qui, presso il luogo della nascita della stampa nelle Americhe, si terrà luogo alla fine di ottobre 2009 la conferenza annuale dell’ATypI dal titolo “Typ09”. In questi giorni tipografi, designer, educatori, professionisti della tipografia da tutto il mondo convergono su Città del Messico, per celebrare l’importanza del carattere, come mezzo di comunicazione umana, e per esplorare la sua storia e il suo futuro.

La Escuela de Diseño de la Universidad Anáhuac è orgogliosa di ospitare Typ09, e di offrire nel centro storico di Città del Messico come uno sfondo per una raccolta di tipografi, grafici e designer editoriale, professionisti del multimediale, editori, tipografi, scrittori, linguisti, filosofi, i filologi , storici e di riflettere sul luogo e l’influenza della parola scritta nel mondo di oggi.

Dingbats Brasil: una mostra in giro per il mondo

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Tra i dingbats più famosi cè lo storico Zapf Dingbats di Hermann Zapf
Tra i dingbats più famosi c’è lo storico Zapf Dingbats di Hermann Zapf

Un Dingbat è un ornamento.

Si ritiene che il termine sia nato nelle ex officine tipografiche Dingbats come un onomatopea tra il suono del battito Ding e quando (si batte) nel fogliame ornamentale insieme, prima della entintamento, al fine di colmare alcuni vuoti che creano disagio accanto aa un testo o ad una illustrazione.

Nel suo libro “Elementi di stile tipografico”, il canadese Robert Bringhurst (la traduzione per l’edizione italiana è Lucio Passerini) osserva che « …molti sono i Dingbats pittogrammi, come minuscole rappresentazioni delle chiese, degli aerei, degli sciatori, dei telefoni e in molti altri utilizzati dal settore turistico.

Altri sono somboli più astratti — marchi di riempimento, croci, simboli cartografici, simboli delle carte da gioco, e così via… ».  Come elemento tipografico, il Dingbat ha accompagnato gli alfabeti, è integrato sia con un insieme di caratteri di base, sia in modo indipendente. Con i progressi tecnologici verificatisi dal 1980, vi è stata la graduale proliferazione di alfabeti digitali esclusivamente composti di simboli, di forme e di illustrazioni.

La mostra DINGBATS BRASIL (1996–2006), attualmente esposta in Cina e che spero di riuscire a portare in Italia, è un taglio della produzione brasiliana di Dingbats dal 1996 al 2006, con opere che hanno in comune l’uso del disegno o modello di rappresentazione pittorica, come il principale strumento di comunicazione. Se da un lato vi è una vasta gamma di linguaggi e di stili — che riflette la diversità delle grafica contemporanea brasiliana, mentre si trovano parallelismi nella produzione di altri paesi — il tema di molti dei progetti presentati in ambito culturale esprimono la natura di portata regionale e nazionale. Questi aiuti per il salvataggio o registrare gli aspetti della loro cultura — musica, religione, arte, sport, cucina e design — può essere visto come un mezzo, consapevolmente o meno, di democratizzare la loro brasiliarità attraverso il design grafico.

Tra i tanti lavori che potrete vedere sul sito ufficiale della mostra, vi mostro qui alcuni lavori interessanti o curiosi tra i quali quelli dei miei amici Claudio Rocha e Tony De Marco.

Nel 1997, Claudio Rocha tipografo e co-editore delle rivista Tupigrafia e TipoItalia ha fatto la sua PICTOFONTE 1, una raccolta di corporate Dingbats-ma-non-tanto. Nello stesso anno, il multitalentoso Guto Lacaz — stimolato da Claudio stesso — ha iniziato la trasformazione di un decennio di sue immagini (per la colonna del giornalista Joyce Pascovitch nel quotidiano “Folha de São Paulo”) nel PICTOFONT.
Le immagini di Lacaz sono state utilizzate per le magliette, per gli intagli di metallo e nel suo libro di illustrazioni Desculpe a letra.. Quattro anni più tardi, l’altra mente dietro Tupigrafia, l’illustratore e tipografo di Sao Paulo della fonthouse Just-in-Tipo Tony de Marco, ha fatto lo stesso realizzando le illustrazioni vettoriali per il quotidiano, trasformandoli in REX Dingbats.
Un importante aspetto culturale brasiliano è trattato nella fonte MASCARA Orisha (2003), di Lais de Carvalho e Rafo Castro. L’elegante serie di facce ha un indelebile unità e la sensibilità — che è del tutto appropriata, poiché non vi è Brasile senza l’arte africana, dove è nata la tradizione della maschera, che è riconosciuta per la sua forma ed estetica.

Nasce TIPOITALIA la rivista della Tipografia italiana

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Dopo lunga gestazione è finalmente in uscita TIPOITALIA la rivista della Tipografia italiana.

Curata da Claudio Rocha type designer brasiliano, ma attualmente residente in Italia, e Simone Wolf di Typevents Italia, la rivista vuole stimolare un nuovo Rinascimento della cultura tipografica italiana che da alcuni anni, grazie alla conferenza ATypI a Roma del 2002 con la prima mostra di Italic 1.0 e successivamente con altre iniziative fino ad arrivare alla seconda edizione di Italic 2.0, ha risvegliato l’interesse verso questa “arte” nata proprio nel nostro Paese alla fine del xv secolo.

Claudio Rocha, ricco della sua esperienza nella co-direzione della rivista brasiliana Tupigrafia, ha voluto far nascere anche in Italia un importante strumento di comunicazione sulla tipografia.
Nella rivista saranno illustrati aspetti storici del lettering, dell’editoria e della tipografia italiana, ed anche analisi di caratteri italiani contemporanei e saggi fotografici.
La rivista è bilingue (italiano e inglese) e il primo numero si è avvalso dei preziosi contributi di esperti della materia come James Clough, Giada Coppi, Sandro Berra, Piero De Macchi e Giangiorgio Fuga.

Vi aspetto tutti alla presentazione ufficiale che si terrà mercoledì 28 gennaio 2008 presso lo IED di Milano, via Sciesa 4 alle ore 18:30

Testo in portoghese

Un video sulla “Tipografia em Belém” di Fernanda Martins

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Un interessantissimo video fotografico di studio sulla “Tipografia em Belém” fatto da Fernanda Martins, type e graphic designer brasiliana direttrice dell’ADG Brasil — l’associazione dei disegnatori grafici brasiliani e membro dell’ATypI. Lei lasciò São Paulo per vivere a Bélem, capitale dello stato del Pará, nell’Amazzonia.

Questo tipo di tipografia, che è meglio definire come lettering, è presente in tutti gli stati del Brasile. Lei ci mostra esempi dei pichação (writing) dello stato del Pará ed esempi della “tipografia popular” con i lavori dei letristas da rua (come ho già scritto in un precedente post). Nella parte finale Fernanda mostra immagini della “Oficina de desenho tipográfico”, che utilizzo questa ricerca sulla tipografia a Belém.

Potete vedere il blog di Fernanda Martins per conoscere altri aspetti della grafica brasiliana.

Testo in portoghese