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The word ATypI 2010 a Dublino: le mostre

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Scritto da Giò

setembro 3rd, 2010 at 11:27

Dingbats Brasil: uma exposição que percorreu o mundo

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Tra i dingbats più famosi cè lo storico Zapf Dingbats di Hermann Zapf
Tra i dingbats più famosi c’è lo storico Zapf Dingbats di Hermann Zapf

Un Dingbat è un ornamento.

Si ritiene che il termine sia nato nelle ex officine tipografiche Dingbats come un onomatopea tra il suono del battito Ding e quando (si batte) nel fogliame ornamentale insieme, prima della entintamento, al fine di colmare alcuni vuoti che creano disagio accanto aa un testo o ad una illustrazione.

Nel suo libro “Elementi di stile tipografico”, il canadese Robert Bringhurst (la traduzione per l’edizione italiana è Lucio Passerini) osserva che « …molti sono i Dingbats pittogrammi, come minuscole rappresentazioni delle chiese, degli aerei, degli sciatori, dei telefoni e in molti altri utilizzati dal settore turistico.

Altri sono somboli più astratti – marchi di riempimento, croci, simboli cartografici, simboli delle carte da gioco, e così via… ».  Come elemento tipografico, il Dingbat ha accompagnato gli alfabeti, è integrato sia con un insieme di caratteri di base, sia in modo indipendente. Con i progressi tecnologici verificatisi dal 1980, vi è stata la graduale proliferazione di alfabeti digitali esclusivamente composti di simboli, di forme e di illustrazioni.

La mostra DINGBATS BRASIL (1996-2006), attualmente esposta in Cina e che spero di riuscire a portare in Italia, è un taglio della produzione brasiliana di Dingbats dal 1996 al 2006, con opere che hanno in comune l’uso del disegno o modello di rappresentazione pittorica, come il principale strumento di comunicazione. Se da un lato vi è una vasta gamma di linguaggi e di stili – che riflette la diversità delle grafica contemporanea brasiliana, mentre si trovano parallelismi nella produzione di altri paesi – il tema di molti dei progetti presentati in ambito culturale esprimono la natura di portata regionale e nazionale. Essas iniciativas de resgate ou registro de aspectos da nossa cultura – música, religião, arte, esporte, culinária e até mesmo design – podem ser vistas como um meio, consciente ou não, de democratizar a nossa brasilidade através do design gráfico.

Tra i tanti lavori che potrete vedere sul sito ufficiale della mostra, vi mostro qui alcuni lavori interessanti o curiosi tra i quali quelli dei miei amici Claudio Rocha e Tony De Marco.

Nel 1997, Claudio Rocha tipografo e co-editore delle rivista Tupigrafia e TipoItalia ha fatto la sua PICTOFONTE 1, una raccolta di corporate Dingbats-ma-non-tanto. Nello stesso anno, il multitalentoso Guto Lacaz – stimolato da Claudio stesso – ha iniziato la trasformazione di un decennio di sue immagini (per la colonna del giornalista Joyce Pascovitch nel quotidiano “Folha de São Paulo”) nel PICTOFONT.
Le immagini di Lacaz sono state utilizzate per le magliette, per gli intagli di metallo e nel suo libro di illustrazioni Desculpe a letra.. Quattro anni più tardi, l’altra mente dietro Tupigrafia, l’illustratore e tipografo di Sao Paulo della fonthouse Just-in-Tipo Tony de Marco, ha fatto lo stesso realizzando le illustrazioni vettoriali per il quotidiano, trasformandoli in REX Dingbats.
Un importante aspetto culturale brasiliano è trattato nella fonte MASCARA Orisha (2003), di Lais de Carvalho e Rafo Castro. L’elegante serie di facce ha un indelebile unità e la sensibilità – che è del tutto appropriata, poiché non vi è Brasile senza l’arte africana, dove è nata la tradizione della maschera, che è riconosciuta per la sua forma ed estetica.

Nascida TIPOITALIA a revista da tipografia Italiana

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Depois de longa gestação finalmente é lançada TIPOITALIA, a revista de tipografia italiana.

Editada por Claudio Rocha, type designer brasileiro, atualmente residente na Itália, e Simone Wolf, da Typevents Italia, a revista deseja estimular um novo Renascimento da cultura tipográfica italiana, que há alguns anos (graças ao congresso da ATypI em Roma, no ano de 2002, com a mostra Italic 1.0 e sucessivamente com outras iniciativas até o lançamento da segunda edição do Italic 2.0) despertou para essa “arte”, surgida na própria Itália, no fim do século xv.

Claudio Rocha, com sua experiencia de co-editor da revista Tupigrafia, teve a intenção de publicar também na Itália um instrumento importante de comunicação sobre tipografia.
Na revista são abordados os aspectos históricos da caligrafia, da tipografia e da produção editorial italiana, além de análises de fontes digitais contemporâneas e ensaios fotográficos.
A revista é bilíngue (italiano e inglês) e o primeiro número conta com as valiosas colaborações de especialistas como James Clough, Giada Coppi, Sandro Berra, Piero De Macchi e Giangiorgio Fuga.

Texto em italiano

Um vídeo sobre a “Tipografia em Belém” de Fernanda Martins

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Veja um vídeo muito interessante sobre o estudo da “Tipografia em Belém”, elaborado por Fernanda Martins, designer gráfica e tipográfica brasileira, diretora da ADG Brasil – Associação dos Designers Gráficos do Brasil, e também associada da ATypI. Ela deixou São Paulo, para viver em Belém do Pará, na Amazônia.
Este tipo de tipografia, que pode ser melhor definida como inscrições (lettering), está presente em todos os Estados do Brasil. Ela mostra exemplos de“pichação paraense” e tamben de “tipografia Popular”, com trabalhos de letristas de rua (como já citei em um post anterior). No final, ela mostra imagens da oficina de desenho tipográfico, que se utilizou dessa pesquisa sobra a tipografia em Belém.

Você pode ver o blog de Fernanda Martins para conhecer outros aspectos da tipografia brasileira.

Texto em italiano