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Regole compositive 2: bandiera allineata a sinistra o a destra

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Differenti sono i metodi d’allineamento di un testo: blocchetto o giustificato, ad epigrafe o centrato, a bandiera (allineata a sinistra o a destra) e sagomato; ciascuno di essi ha delle precise regole da rispettare sia come composizione, sia nell’utilizzo.

La composizione a bandiera permette di mantenere invariati gli spazi tra le lettere e tra le parole.
Per una corretta lettura bisogna in questo tipo di composizione bisogna utilizzare le regole del riporto a capo delle nuove frasi, degli articoli, preposizioni semplici e articolate, congiunzioni anche se fisicamente ci starebbero nella giustezza massima consentita.

Ci sono due forme di questo tipo di composizione: ad allineamento a sinistra e a destra.

La prima dona al testo un andamento sensibile e naturale infatti, è il tipo di composizione utilizzato nelle poesie. Essa si presta molto bene ad un taglio semantico della frase. La tipografia partecipa pienamente a materializzare l’aspetto didattico dell’informazione da trasmettere.
Per l’allineamento a destra, invece, l’utilizzo può essere accettato solamente in caso di simmetrie impaginative, ma la difficoltà per l’occhio di ritrovare l’inizio di linea della riga di testo seguente è ovviamente grande e quindi è consigliabile non eccedere. Si può utilizzare nelle didascalie
delle fotografie, quando queste sono numerose in una pagina, per comprendere senza ambiguità a quale si riferiscono.

Regole compositive 1: blocchetto / giustificato e le giustezze minime

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Differenti sono i metodi d’allineamento di un testo: blocchetto o giustificato, ad epigrafe o centrato, a bandiera (allineata a sinistra o a destra) e sagomato; ciascuno di essi ha delle precise regole da rispettare sia come composizione, sia nell’utilizzo.

La miglior composizione di un testo per un libro, una rivista o un quotidiano è quella a blocchetto, dove la giustezza delle righe rimane uniforme. In questo tipo di composizione è indispensabile l’uso della sillabazione per non ottenere delle spaziature tra parole, “forzate e diseguali”, rendendo il testo disarmonico. Per un migliore risultato d’equilibrio tipografico bisogna cercare di non superare le tre righe sillabate consecutive ciò fa capire che in una composizione a blocchetto il corpo del testo è in relazione alla giustezza (con giustezze piccole si devono utilizzare corpi piccoli altrimenti sarà necessario una sillabazione continua). Inoltre bisogna evitare le sillabazioni con vocaboli inferiori a quattro lettere e sillabare con meno di due lettere prima o dopo il “trattino” (per esempio nel vocabolo “abate” non si deve sillabare “a‑ba-te” come sarebbe corretto per la grammatica italiana, ma antiestetica in tipografia; mentre è preferibile la seguente spartizione: “aba-te”.

La disposizione del testo sagomato si ha quando le righe devono seguire la forma di un’immagine scontornata, e quindi presentano giustezze differenti.

In questo tipo di composizione bisogna evitare d’inserire l’immagine in mezzo al testo invece che ad un lato della colonna e questa non deve avere giustezze troppo piccole per non creare delle spaziature difformi.

Nella seguente immagine si possono notare, nelle giustezze piccole ai lati dell’immagine, quante variazioni di spazi vengono a crearsi.

È necessario basarsi sulla seguente tavola per sapere qual’è la giustezza minima da utilizzare con il corpo del carattere utilizzato.

Tabella sulle giustezze minime e massime consigliate in base alla grandezza del corpo del testo
Tabella sulle giustezze minime e massime consigliate in base alla grandezza del corpo del testo

In ogni caso per una corretta giustezza, bisogna ricordare che:

– I caratteri romani danno i migliori risultati con 9–12 parole per riga.

– I caratteri senza grazie hanno bisogno di righe da 7 a 10 parole.

– I caratteri con occhio grande accettano righe più lunghe, mentre quelli con l’occhio piccolo impongono meno parole per riga.

– Il numero di parole contenute in una riga può essere modificato aumentando o diminuendo il corpo, cambiando carattere o modificando la giustezza.

– La lunghezza di una linea di testo dovrebbe contenere circa da 1½ a 2 volte le lettere dell’alfabeto minuscolo di un carattere tondo, neretto, normale.

– Quando si fosse costretti a lavorare su giustezze più lunghe bisognerà aumentare lo spazio interlineare ed evitare confusione ed inciampi nel passaggio della lettura da una linea a quella sottostante.

– Con giustezze piccole conviene comporre il testo a bandiera per evitare continue sillabazioni, dato che questa deve essere utilizzata solo con i testi a blocchetto.

Anatomia dei caratteri

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Molti sono i vocaboli utilizzati per definire le parti anatomiche delle lettere.
Le aste sono gli elementi essenziali al carattere, poiché senza di esse la lettera non esisterebbe. Infatti le aste, con la loro combinazione convenzionale di linee, costituiscono la forma delle lettere e quindi si può dire che le lettere sono formate fondamentalmente da linee:
rette: E F H I L T i l
spezzate: A K M N V W X Y Z k v w x y z 1 4 7 1 4 7
curve: C O Q S c o s 0 3 6 8 9 0 3 6 8 9
miste: B D G J P R U a b d e f g h j m n p q r t u 2 5 2 5
Le aste rette possono essere:
– Aste verticali: sono così chiamate propriamente solo quelle delle lettere maiuscole.
– Aste medie — aste ascendenti — aste discendenti: sono così chiamate quelle delle lettere e numeri minuscoli indicando la loro posizione nello sviluppo verticale delle lettere stesse.
– Aste montanti (salienti o discendenti): sono quelle che non sono disposte perpendicolarmente alla linea di base.
– Aste traversali o barre: sono quelle che uniscono direttamente fra loro le aste verticali o le montanti.
– Aste traversali ad incrocio: sono quelle che troviamo nelle lettere minuscole (f) e (t) e nella cifra (4 4).
– Aste traversali spezzate: sono quelle che troviamo nelle lettere (M), (W) e (w).
– Aste oblique o spine rette: sono quelle che troviamo nelle lettere (N), (X), (Z), (x) e (z).
Si deve fare una distinzione tra i vari spessori delle aste: il filetto, per esempio, è un’asta di spessore minimo.

(1) Aste orizzontali - (2) Aste verticali - (3) Aste medie - (4) Aste montanti - (5) Aste traversali spezzate - Aste oblique (spine rette) - (6) Aste di congiunzione - (7) Archi - (8) Ardiglioni - (9) Barre e Aste traversali - (10) Becchi o rostri - (11) Bracci - (12) Code curve - (13) Code rette - (14) Colli - (15) Cravatte - (16) Gambe - (17) Ganci ad uncino- (18) Incroci traversali - (19) Occhielli - Anelli - Rilievo - (20) Orecchi a bottone - (21) Orecchi a goccia - (22) Orecchi a becco o uncino - (23) Orecchi a bandiera - (24) Pilastrini o speroni - (25) Spine curve o dorso - (26) Tratti terminali di testa - (27) Tratti terminali di piede - (28) Vertici superiori, inferiori e mediano - (29) Biforcazioni - (30) Spazio chiuso]img src=../immagini/6595658.jpg alt=(1) Aste orizzontali - (2) Aste verticali - (3) Aste medie - (4) Aste montanti - (5) Aste traversali spezzate - Aste oblique (spine rette) - (6) Aste di congiunzione - (7) Archi - (8) Ardiglioni - (9) Barre e Aste traversali - (10) Becchi o rostri - (11) Bracci - (12) Code curve - (13) Code rette - (14) Colli - (15) Cravatte - (16) Gambe - (17) Ganci ad uncino- (18) Incroci traversali - (19) Occhielli - Anelli - Rilievo - (20) Orecchi a bottone - (21) Orecchi a goccia - (22) Orecchi a becco o uncino - (23) Orecchi a bandiera - (24) Pilastrini o speroni - (25) Spine curve o dorso - (26) Tratti terminali di testa - (27) Tratti terminali di piede - (28) Vertici superiori, inferiori e mediano - (29) Biforcazioni - (30) Spazio chiuso
(1) Aste orizzontali — (2) Aste verticali — (3) Aste medie — (4) Aste montanti — (5) Aste traversali spezzate — Aste oblique (spine rette) — (6) Aste di congiunzione — (7) Archi — (8) Ardiglioni — (9) Barre e Aste traversali — (10) Becchi o rostri — (11) Bracci — (12) Code curve — (13) Code rette — (14) Colli — (15) Cravatte — (16) Gambe — (17) Ganci ad uncino- (18) Incroci traversali — (19) Occhielli — Anelli — Rilievo — (20) Orecchi a bottone — (21) Orecchi a goccia — (22) Orecchi a becco o uncino — (23) Orecchi a bandiera — (24) Pilastrini o speroni — (25) Spine curve o dorso — (26) Tratti terminali di testa — (27) Tratti terminali di piede — (28) Vertici superiori, inferiori e mediano — (29) Biforcazioni — (30) Spazio chiuso”

Le aste curve si possono distinguere in:
Archi: sono le aste curve aperte presenti nelle seguenti lettere e cifre:
(C — D — G — U — c — e — h — m — n — u — 2 — 2 — 3 — 3 — 5 — 5 — 6 — 9 — 9).
Anelli o occhielli: sono le aste curve chiuse presenti nelle seguenti lettere e cifre: (B — O — P — Q — R — a — b — d — e — o — p — q — & — 0 — 6 — 8 — 9); come pure in quasi tutti i caratteri di stile Calligrafico inglese.
Spine curve: sono le aste ondulate aperte presenti nelle lettere: (S — s — a); come pure nella cifra (2 — 2). Le aste possono essere uniformi o modulate. Si dicono uniformi quando il loro spessore rimane costante; mentre sono modulate quando i loro contorni formano un’armonica e graduale variazione di spessore.
La modulazione può essere a fusello e tronca; con pieni perfetti e di massima forza (grado calligrafico) oppure con pieno nascente e morente o con una porzione digradante in filetto.
Si dà una particolare importanza all’inclinazione delle curve modulate per la determinazione dello stile di una lettera tra un Romano Antico (curva inclinata a 45°), Veneziano (curva inclinata a 30°), Transizionale, Bodoniano ed Egiziano (curva verticale).
La forma delle lettere dà luogo a un contorno interno ed esterno delle medesime; tale contorno costituisce un fattore estetico di massimo interesse.
Se poi si considera che il contorno esterno e interno nelle lettere ad asta uniforme (gran parte dei lineari) è parallelo, mentre in quelle modulate esso è continuamente variato, si può intendere la raffinata sensibilità del disegnatore attento ad ogni effetto delle tensioni e delle forme create dal fluire delle linee. Perciò è necessario determinare le aste con una nomenclatura ancora più precisa in relazione alla loro posizione e alla loro forma nelle singole lettere.
Dai più basilari come: Asta verticale, orizzontale e obliqua; Filetto, Gancio, Barra, Montanti, Braccio, Pilastrino, Orecchio, Cravatta, Collo, Archi, Vertice superiore, inferiore e mediano, Coda curva e retta, Gamba, Spine curve, Incrocio, Tratto terminale: acutiforme, curviforme, mistiforme e rettiforme; ecc. Per arrivare a denominazioni più particolareggiate come: Modulazione a fusello, Modulazione tronca, Cimasa, Becco, Terminazione a bottone, a goccia, a becco, ecc.
Per prima cosa è consigliabile imparare a riconoscere le parti del carattere. Solo così sarà poi più facile riconoscere le caratteristiche dell’alfabeto base scelte dai diversi disegnatori.
Altre denominazioni particolari:
Coda che può essere retta o curva, è l’asta pensile di alcune lettere maiuscole e minuscole: (K — Q — R — g — j — k — p — q — y) e della cifra (7).
Uncino o gancio è un particolare tipo di coda o parte di essa presente nei caratteri ( J — f — j — r — t).
Bracci delle lettere sono certe porzioni terminali delle aste rette e curve aperte.
Ardiglione è il braccio che differenzia la (G) dalla ©. Pilastrino o sperone è il tratto verticale della (G), il sostegno dei bracci della (Y) e delle cifre (4 — 4) e (5 — 5).
Cravatta è l’asta orizzontale centrale della (E) e della (F).
Collo è l’attacco della coda della (g) al suo anello.
Vertice superiore, inferiore o mediano è l’unione e l’incrocio delle aste inclinate.
Aste di congiunzione sono i raccordi tra l’asta principale e gli altri elementi del carattere. Sono presenti nelle maiuscole: (B — D — P — R) e nelle minuscole: (b — d — h — m — n — p — q — u).
Tratti terminali, dette anche le grazie, sono sempre un’accentuazione stilistica dell’espressione fisionomica e decorativa delle lettere. Essi possono essere definiti tratti di testa se posti come tratti iniziali al carattere, e tratti di piede se sono alla base di esso. Sono tratti iniziali e finali quelli dei bracci, delle cravatte e delle code definiti becchi o ganci e ardiglioni.
Le grazie di piede possono essere di diversa forma corrispondente alle classificazioni storiche dei caratteri. Possono essere: angoliformi come nelle lettere Lapidarie romana; fratti come nei Gotici; curviformi come nei caratteri del Rinascimento; digradanti come i Transizionali; estemporanei e manuali come i caratteri Scritti e Calligrafici; fregiformi come negli Ornati; contrastanti come i Bodoniani; rettiformi come gli Egizi; ibridi come le Fantasie.

Tratto da: Grammatica tipografica di Giangiorgio Fuga