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È uscito “Progetto grafico 12/13”

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Il numero, con sempre più pagine, è ricco di argomenti che si intrecciano grazie ai contributi di decine di importanti autori: la cartografia; il basic design; il lavoro di protagonisti della grafica come Erik Nitsche, Amos Paul KennedY jr., Winsor McCay; l’alfabeto e la tipografia armena; editoria…

La sezione Cyan è raddoppiata e divisa in due parti: nella prima si parla a lungo di Germano Facetti e nella seconda si affronta l’attuale tema della comunicazione e propaganda delle università italiane.

Con l’allegato (un prezioso libricino di 64 facciate) e gli articoli su design e matematica, «Progetto grafico» celebra la pagina 2000.


In vendita in abbonamento, presso la Libreria Aiap e presso le sempre più numerose librerie in Italia.

«Hypnerotomachia Poliphili» di Francesco Colonna (1499)

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Maggior parte delle xilografie presenti nel libro sono attribuite ad Andrea Mantegna
Maggior parte delle xilografie presenti nel libro sono attribuite ad Andrea Mantegna

Per i bibliofili e gli amanti della tipografia ecco il «Hypnerotomachia Poliphili» di Francesco Colonna, romanzo allegorico che tratta il “combattimento amoroso, in sogno, di Polifilo”, stampato a Venezia nel 1499 da Aldo Manuzio in una edizione impreziosita con i bellissimi glifi incisi da Francesco Griffo (i migliori tra i suoi romani che saranno ripresi nel 1923 dalla Monotype riproducendoli nel carattere nominato Poliphilus). Tale romanzo contiene 196 xilografie, molte delle quali attribuite al Mantegna, che ne fanno il primo libro stampato con immagini. Inoltre il testo, al contrario dei suoi contemporanei con temi religiosi, tratta un argomento pagano stampabile solo nella permissiva Repubblica di San Marco.

La lingua dell’Hypnerotomachia è un volgare artificioso, costruito su base toscana ma del tutto deformato da forme latineggianti e arcaiche, erudite e inaccessibili. Si tratta di un’opera di difficile lettura, in cui si prefigura un percorso di iniziazione, un cammino verso la verità segreta del mondo, attraverso una serie di passaggi allegorici oscuri, culminanti nelle descrizioni delle architetture. Il volume è del tipo “in-folio” (con i fogli piegati cioè solo una volta), composto da 467 paine, 312×202 mm.

Nell’ultima pagina, sotto la tabella degli errori, appare in piccolo il nome dell’editore: “Venetiis mense decembri, M.ID. in aedibus Aldi Manutii,accuratissime” (a Venezia, nel mese di dicembre 1499 presso la casa editrice di Aldo Manuzio, realizzato accuratissimamente), dove “accuratissime” probabilmente si riferisce alle correzioni poste poco sopra.

Nel prezioso sito Rare Book Room, costruito come un luogo educativo destinato a consentire al visitatore di esaminare e leggere alcuni dei grandi libri del mondo, è possibile sfogliare online l’intero libro, pagina per pagina, ingrandendo o riducendo il formato. Tale importante libro è una copia conservata e che appartiene alla Library of Congress di Washington nella sezione Rare Book and Special Coll. Div.

Nel corso dell’ultimo decennio, una società denominata “Octavo” ha fotografato e digitalizzato alcuni dei più importanti libri del mondo conservati nelle più grandi biblioteche. Questi libri sono stati fotografati a risoluzione molto alta (in alcuni casi a più di 200 megabyte per pagina).
Questo sito contiene tutti i libri (circa 400) che sono stati digitalizzati per data. Queste vanno oltre una vasta gamma di argomenti e rarità. I libri sono presentati in modo che l’utente può esaminare tutte le pagine nella medio e medio-alta risoluzione.

Particolare da una pagina del «Hypnerotomachia Poliphili»

La storia del cirillico

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Nel 863 Constantino il Filosofo (detto Cirillo) e suo fratello Metodio crearono un alfabeto destinato ad essere usato dagli slavi, esso venne chiamato glagolitico (“glagolitza”) e fu diffuso fino alla fine dell’undicesimo secolo.
L’alfabeto “glagolitico” non aveva niente a che fare con gli alfabeti già esistenti, era singolare e piuttosto complicato. Dal 863 in poi, per due secoli e mezzo (dalla metà del IX secolo alla fine del XI) tutti i manoscritti della letteratura bulgara antica furono scritti in “glagolitico”.
Contemporaneamente all’alfabeto “glagolitico”, sin dalla seconda metà del IX secolo, si sviluppò anche un alfabeto di grafia più semplice che rimase nella storia con il nome “kirilitza”; una gran parte degli studiosi suppone che la “kirilitza” fosse stata creata da uno degli allievi di Cirillo e Metodio, San Clemente d’Ocrida (Sveti Kliment Ohridski).
Questo alfabeto fu chiamato dal popolo “kirilitza” in onore di S. Cirillo e diede l’origine al cirillico moderno. Esso infatti è molto più semplice della “glagolitza” e una parte delle sue lettere deriva dall’alfabeto greco e latino. A poco a poco, a partire dal X secolo, la “kirilitza” cominciò a sostituire la “glagolitza”. La maggior parte delle iscrizioni che risalgono a quell’epoca sono in “kirilitza”, con essa si scriveva più facilmente su pietra e metallo.
L’introduzione della “kirilitza” non sottovalutò in nessun modo la grande opera di Cirillo e Metodio: anzi, senza la loro “glagolitza” non sarebbe esistito l’alfabeto cirillico. Durante il Medioevo il popolo bulgaro visse con l’idea che Cirillo e Metodio avessero creato l’alfabeto cirillico. Cirillo, Metodio e i loro discepoli Clemente (Kliment), Naum, Anghelarij, Gorazd, tradussero in lingua bulgara antica tutti i testi sacri e le agiografie. Infine, grazie a Cirillo e Metodio fu per la prima volta possibile nella storia della Chiesa l’introduzione della messa in una lingua diversa dal latino, ebreo e greco (le “tre lingue sacre”).
Un secolo dopo la creazione dell’alfabeto cirillico e dell’introduzione di esso in Bulgaria, alla fine del X secolo, missionari bulgari portarono in Russia libri bulgari e vi diffusero l’alfabeto cirillico. La Russia infatti introdusse l’alfabeto cirillico e si convertì al cristianesimo ortodosso un secolo dopo la Bulgaria, alla fine del X secolo.

La Ґ, minuscolo ґ, chiamata Ghe o Ghe con rialzo, è una lettera dellalfabeto cirillico che riproduce il suono della consonante occlusiva velare sonora IPA /g/, ovvero la g dura italiana.
La Ґ, minuscolo ґ, chiamata Ghe o Ghe con rialzo, è una lettera dell’alfabeto cirillico che riproduce il suono della consonante occlusiva velare sonora IPA /g/, ovvero la g dura italiana.

Attualmente l’alfabeto cirillico è utilizzato per scrivere varie lingue slave (il bielorusso, il bosniaco, il bulgaro, il macedone, il russo, il ruteno, il serbo e l’ucraino) e lingue non slave parlate in territori appartenenti all’ex Unione Sovietica e nell’odierna Federazione russa.

Tipoteca Italiana a Cornuda (TV)

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Nel 1995 nasce la Tipoteca Italiana fondazione nel cuore della laboriosa provincia trevisana con l’intento di raccogliere, catalogare e conservare i caratteri tipografici ed i macchinari che hanno fatto la storia della tipografia italiana negli ultimi secoli.

Ospitata negli edifici dell’antico Canapificio Veneto, la Tipoteca da vita ad iniziative che valorizzano la tipografia.

Si costituisce così il Museo del Carattere e della Tipografia che offre al pubblico di studenti, di type designer e di cultori della materia una passeggiata nel panorama storico e tecnico della tipografia italiana attraversando le officine di fusione dei caratteri, le compositorie, le officine di stampa tipografica, i laboratori come: “Nell’officina di Gutenberg”, “La Scuola di Aldo” e “Tipi di tutti i tipi” e l’aula didattica dove si svolgono i corsi per comprendere dal vero l’invenzione della stampa a caratteri mobili, che ha permesso la diffusione universale del sapere, consentendo la nascita del mondo moderno..

Il Museo illustra tutti i passi della tipografia: dalla progettazione delle forme delle lettere alla loro incisione e itaglio dei punzoni di metallo; per poi passare all’ottenimento delle matrici che serviranno alla fusione dei caratteri per la produzione seriale dei tipi in lega piombo-antimonio.

A partire dagli anni ottanta del XIX sec., si assiste alla comparsa di tecnologie in grado di sviluppare la fusione meccanica, semiautomatica o automatica, e associata alla composizione.

Tra i continuatori di Gutenberg, pertanto, sono da annoverarsi gli inventori della “composizione meccanica”, quali gli americani Mergenthaler (1886) e Lanston (1887), creatori rispettivamente della Linotype e della Monotype.

La Monotype, introdotta in Italia nel 1903, è una macchina compofonditrice a caratteri mobili.

Concepita per la composizione di libri, è costituita da due dispositivi, la tastiera e la fonditrice. Nella homepage del sito della Tipoteca (in alto a sinistra) è possibile vedere un video sulla composizione utilizzando la Monotype.

La tastiera di una Linotype
La tastiera di una Monotype

La Linotype produce una “linea di tipi” ed è la capostipite delle macchine compositrici e fonditrici monolineari: incontrò da subito una vasta accoglienza, e per generazioni di tipografi occupati nei giornali fu la incontrastata “regina”.

Venne introdotta in Italia nel 1899. Nel Museo vi è anche una nutrita collezione di caratteri di legno dove la matrice di stampa si ottiene grazie all’arte di incidere il legno, nota come xilografia. La tecnica xilografica era utilizzata per realizzare caratteri mobili e fregi, soprattutto da manifesti: avevano, rispetto al piombo, il vantaggio della leggerezza e venivano intagliati direttamente sulla tavoletta.

L’introduzione del pantografo segna una vera “svolta” nella produzione dei caratteri, sia di legno sia di piombo: tale strumento, infatti, permette di eseguire disegni o incisioni con dimensioni ingrandite o ridotte rispetto a quelle di disegni originali.

Per i corpi grandi venivano utilizzati caratteri in legno
Per i corpi grandi venivano utilizzati caratteri in legno preferibilmente di pero

Fase antecedente la stampa è la composizione dei testi, questa poteva essere fatta a mano dove il compositore prende dalla cassa i caratteri necessari a comporre una riga di testo e li allinea sul compositoio, strumento che egli tiene in mano.

La composizione della riga comporta, oltre alle parole, la composizione degli spazi tra le parole e degli eventuali bianchi all’inizio e alla fine della linea.

In questo modo, i caratteri vengono chiusi in una giustezza, che è la riga di testo o la larghezza di una riga.

Aggiungendo riga a riga si ottiene la pagina.

Le righe di testo, separate dalle interlinee, sono ordinate sul vantaggio, un piano usato per appoggiare le linee che ha composto. Ultimata la composizione della pagina, l’insieme delle righe viene serrato con morsetti in un telaio chiamato forma.

A questo punto, la forma è pronta per la stampa: la macchina tipografica provvederà a inchiostrare le lettere a rilievo e a stamparle su carta. Il terzo passaggio illustrato è la stampa dal torchio tipografico alla offset.

Molto interessante è importante è la collezione di caratteri italiani sia come tipi metallici, sia come specimen, che offre una rassegna delle interpretazioni più significative proposte nel corso del Novecento.

Il disegno del carattere si può definire vera e propria traccia di memoria storica, rivelatore di espressioni estetico-formali legate al contesto storico in cui nasce.

Ogni carattere viene esposto in una forma che raccoglie i segni rappresentativi, accompagnata dalla stampa e da documenti d’epoca.

Questi alcuni caratteri presenti: Pastonchi (F. Pastonchi-E. Cotti, 1927), Griffo (G. Mardersteig, 1929), Semplicità (Studio Nebiolo, 1930), Triennale di Guido Modiano (Fonderia Reggiani, 1933), Neon (G. Da Milano, 1935), Landi (A. Butti, 1939), Hastile (A. Butti, 1941), Microgramma (A. Butti, 1941), Dante (G. Mardersteig, 1946-52), Tallone (A. Tallone, 1949), Garaldus (A. Novarese, 1941), Garamond Simoncini (F. Simoncini, 1958), Eurostile (A. Novarese, 1962), Forma (A. Novarese, 1946-1948).

Alcune pubblicità e specimen di caratteri italiani
Alcune pubblicità e specimen di caratteri italiani

Ampio spazio è dedicato nella Tipoteca ai Type Designers italiani con la presenza di medaglioni monografici dei principali tipizzatori italiani, scelti in quanto protagonisti di momenti storici significativi, sia per l’evoluzione del gusto sia per la ricerca di un’espressione artistica legata alla tipografia italiana, segnando profondamente lo sviluppo dello stile italiano.

La parete armadio della raccolta delle polizze dei caratteri. Sopra i pannelli sono rappresentate le classificazioni stilistiche di Aldo Novarese e lintegrazione Fuga
La parete armadio della raccolta delle polizze dei caratteri. Sopra i pannelli sono rappresentate le classificazioni stilistiche di Aldo Novarese e l’integrazione Fuga

Indirizzo:
via Cotonificio 3
31041 Cornuda (Treviso)
T ++39/0423 86338
www.tipoteca.it
info@tipoteca.it

Questi sono gli orari di apertura del Museo:
dal martedì al giovedì: 9-13
venerdì: 9-13 / 14-18
sabato: 14-18
domenica: solo su prenotazione (gruppi)
lunedì, festività e maggior parte di agosto chiuso

gruppi: visite guidate su prenotazione

I caratteri mobili di legno e l’invenzione della stampa

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Tondi, corsivi, romani, lineari tante sono le serie di caratteri in legno di pero utilizzate nella “vecchia” tipografia per stampare in corpi grandi.
Tondi, corsivi, romani, lineari tante sono le serie di caratteri in legno di pero utilizzate nella “vecchia” tipografia per stampare in corpi grandi.

I caratteri mobili sono stati inventati nel 1041 dai cinesi. Phi Sing ebbe l’idea di tagliare blocchi di creta a forma di ideogrammi dell’alfabeto cinese; questi, dopo essersi induriti, venivano incollati ad un supporto, venivano inchiostrati e premuti su un foglio. I caratteri mobili potevano essere smontati e rimontati secondo le esigenze. I caratteri mobili cinesi non potevano essere utilizzati a lungo perché essendo fatti di creta si rompevano.

I primi caratteri mobili in legno datano 1298 quando Wang Zhen, un ufficiale, sostituì i fragili caratteri in creta e argilla con i più duraturi in legno intagliato. Egli sviluppò un complesso sistema di tavole girevoli e associazioni tra numeri e caratteri cinesi che rendevano la resa qualitativa più efficiente.

Nel 1377 in Corea furono inventati i caratteri mobili in metallo.

La tecnologia impiegata in Asia può essersi diffusa in Europa attraverso le vie del commercio per l’India o per il mondo arabo. In Europa, furono stampate inizialmente intere tavole intagliate su legno, visto che non resistevano a lungo, decisero di imitare i cinesi. Si elaborò una nuova tecnica: consisteva nel versare in blocchi d’argilla del metallo fuso per ottenere una tavola stampata. Cosi si arrivò alla fusione delle singole lettere, furono fatte con stampini di varia forma alfabetica, in modo che ogni singola lettera unita ad altre formasse una parola. L’intuizione fu quella di fabbricare le matrici di ogni singola lettera dell’alfabeto per poter stampare un qualsiasi testo combinandole in tutti i modi, componendo e scomponendo testi, riutilizzando gli stessi caratteri per altre composizioni, nonché la possibilità di stampare svariate copie (identiche) in breve tempo rispetto ai libri manoscritti.

Su chi per primo in Europa utilizzò questo innovativo mezzo, che andava a sostituire la scrittura amanuense, ci sono ancora diverse versioni e opinioni: una vede il feltrino Pànfilo Castaldi, dotto insegnante, poeta e medico, nato a Feltre nel 1430 (una lunga diatriba tra Feltre e Magonza, tra sostenitori del Castaldi e quelli del Gutenberg lo fa emergere nell’Ottocento come la risposta italiana al teutonico inventore della stampa. E molti documenti indicano a Panfilo lo stesso anno di nascita di Gutenberg il 22 settembre 1398), come l’inventore dei caratteri mobili da stampa in legno utilizzando un torchio già dal 1456, un anno prima di Johann Gensfleish, passato alla storia col nome di Gutenberg, e aprì la sua prima stamperia a Capodistria e poi nel 1471 diresse con un socio, Filippo da Lavagna, una tipografia a Milano avendo ottenuto dal Duca Galeazzo Maria Sforza, una patente, cioè un brevetto, per stampare libri in esclusiva; l’altra vede il più famoso Gutenberg con Johann Fust e Peter Schöffer a Magonza inventare il sistema di stampa (il primo libro con data certa stampato in Magonza dal Fust e Schöffer con caratteri di legno mobili, è del 1457 Codex Psalmorum); un’altra ancora vede Gutenberg che apprese tale invenzione dal Castaldi a Feltre quando venne nella città veneta, ospite dell’insegnante feltrino, per imparare l’idioma italiano facendosi chiamare Giovanni Fausto Comesburgo e che una volta ritornato nella sua Magonza certamente sviluppò e migliorò il sistema di stampa inumidendo i fogli per una migliore qualità nell’impressione dei caratteri, ma anche se ne attribuì il credito di primo inventore.

Panfilo Castaldi
Panfilo Castaldi

Diversi sono i documenti ritrovati a Venezia che trattano la questione: Marc’Antonio Coccio, detto Sabèllico, nato in Vicovaro (presso Roma) il 1436, professore di eloquenza in Udine (1475) e Venezia poi, dov’era conservatore della biblioteca di San Marco. Egli nel libro VIII, decade III della Storia Veneta, scritta per ordine del Senato e pubblicata nel 1486, scrive, parlando di Pasquale Malipiero, doge di Venezia dal 30 ottobre 1457 al 5 maggio 1462, in cui morì: “Alle altre felicità del suo principato s’aggiunse che allora per la prima volta la maniera di stampare i libri fu trovata in Italia: quell’invenzione stessa che si crede essere di un Germano (Gutenberg)” poi lo stesso Sabèllico elogia un altro grande prototipografo Nicolas Jenson che perfezionò l’arte della stampa: “Ma dopochè coll’andar del tempo si furono stabilite in tutta l’Italia delle officine della divina arte, e con aperta emulazione si gareggiava fra gli operaj di ingegno e diligenza, Nicolao Jenson, che la città di Venezia ebbe in sorte, in cotal lode si lasciò addietro di gran lunga tutti gli altri”.

Ma c’è una questione che ha creato confusione, ovvero le date trovate in questi documenti del Sabèllico: del settembre 1469 è un diploma del Senato Veneto che concede al maestro Giovanni da Spira, il privilegio di esercitare egli solo l’arte in Venezia e dintorno, per cinque anni dalla data del decreto, e questo Giovanni da Spira in un libro stampato nel 1468 dice di sé che “Primus in Adriaca formis impressit aenis Urbe libros…” quando già dal 1461(?) operava in Venezia Nicolas Jenson e stampava pure a Venezia un sacerdote italiano: Clemente Padovano (o da Padova). Come mai potè il Sabèllico asserire che la stampa fu introdotta in Italia nel 1458 se solo nel 1465 fu in Subiaco? se solo nel 1462 con la presa di Magonza fatta da Adolfo di Nassau, gli operai tipografi si tennero sciolti dal giuramento, disperdendosi a fondare nuove stamperie, se nella stessa Germania, fuori di Magonza e di Bamberga (1461), non ci sono tipografie prima del 1466(?) Se dunque in Italia verso il 1456 c’era già qualcosa in quanto furono ritrovati stampati sotto il doge Malipiero, che muore nel maggio 1462, e il nuovo pontificato di Pio II che subbentrò a Callisto III morto nell’agosto del 1458. Quindi c’è una coincidenza strabiliante tra i documenti veneziani (1457 – 1458) e il primo libro stampato in Germania dal Fust e Schöffer con caratteri mobili 1457. Quindi l’invenzione dei caratteri mobili in Italia è stata fatta 16 anni prima che venisse “importata” dalla Germania. Secondo una tradizione ancora non provata, fu proprio nel 1461 che Castaldi stampò due rari foglietti, Il responsorio di Sant’Antonio di Padova e l’Orazione alla Santa Sindone.

Ad ogni modo è certo che il Càstaldi fu un tipografo di un certo successo in quanto ci è nota la tiratura di 300 copie delle Epistole di Cicerone fatta nel 1471

Comunque sia ognuno tira l’acqua al suo mulino, per i tedeschi sarà sempre Gutenberg l’inventore, mentre per gli italiani il nome di Pànfilo Castaldi non dice nulla come dell’altro “sperimentatore” l’orafo fiorentino Bernardo Cennini nato a Firenze nel 1414 che si dedicò all’arte della stampa producendo con i figli Pietro e Domenico il primo libro incunabulum a Firenze (In tria Virgilii Opera Expositio di Servio; 1471).

Un’ultima curiosità: nessuno studioso prese mai in esame la notizia (da rogito) che Pànfilo Castaldi sposò nel 1454 una nipote di Marco Polo, Caterina da Pola, che tra i beni dotali aveva caratteri mobili portati a Venezia dal Cataio in Cina.

Tornando ai caratteri in legno, oramai non più utilizzati ma sempre bellissimi da collezionare, erano fatti in legno di pero in quanto tale legno è facilmente lavorabile nell’intaglio ma allo stesso tempo resistentissimo alla pressione del torchio.

Il Castaldi morirà a Zara, in Dalmazia, a 57 anni nel 1487.

Le quattro lapidi nel basamento della statua dedicata a Panfilo Castaldi a Feltre
Bibliografia: Archivio Storico di Venezia, Biblioteca Marciana di Venezia e tanti libri …

Ulteriori notizie su http://www.melograno.net/talpanet/panfilo/fornari1.htm

Lettere ricamate: un manuale francese

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Un po’ di anni fa, presso un rigattiere parigino, cercando libri e cataloghi tipografici, ho trovato un interessante manuale di disegno per lettere ricamate della seconda metà del ‘800: “Manuel de Dessins pour Broderies” edito dalla N.Alexander e c. editeurs piccola casa editrice parigina specializzata in ricami, … pizzi e vecchi merletti.

Questo, come gli altri libretti del genere, erano indirizzati all’educazione delle fanciulle dove il ricamo e principalmente il punto croce e il punto “de broderie” erano fondamentali come l’educazione domestica. Quindi manuali non solo per caratteri tipografici o compendi di bella scrittura (molto in voga fino alla II Guerra mondiale) ma anche per il ricamo.

Alcuni esempi di lettere ornate per ricamo

Le lettere presenti su questo manuale sono tutte di tipo Ornato – Fregiforme (come le classifica Aldo Novarese nella sua Classificazione Stilistica). Da questa tipologia di caratteri si possono ricavare forme interessanti per caratteri tipografici, basti pensare al disegno delle lettere con ricamo a punto croce che si possono tradurre in caratteri bitmap in una griglia.

Alcune pagine con esempi di lettere ornate
Alcune pagine con esempi di lettere ornate

Testo in portoghese