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Type Design 3: il “Labi.bold” di Laura Ferrario

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Siamo arrivati alla quinta presentazione dei lavori della terza edizione del “Corso di Alta Formazione in Type Design” presso il Poli.design di Milano.

Dopo aver presentato nelle scorse settimane, abbinati alle quattro architetture milanesi le prime font progettate: il “Salieri” di Diana Quarti per il “Teatro alla Scala”, il “Velasca” di Nora Dealti per la “Torre Velasca” e il “Monumentale” di Pierfrancesco Annichiarico per la “Ca’ Brutta”, e il “MilanoCentrale Regular” di Alberto Manzella per la “Stazione Centrale”, riprendiamo questa settimana con un’altra font progettata per il “Teatro alla Scala”: il “Labi.bold” di Laura Ferrario.

Nei prossimi appuntamenti del post del martedì vedremo, di settimana in settimana, gli altri lavori sempre abbinati a queste quattro architetture milanesi.

Così Laura ci presenta il suo lavoro:

Labi.bold nasce dall’esigenza di costruire una nuova immagine coordinata del “Teatro alla Scala” che leghi la nuova struttura moderna progettata da Mario Botta con l’opera del grande architetto neoclassico Giuseppe Piermarini.

Ho voluto fare una ricerca partendo dal carattere romano e tra schizzi vari mi è balzata all’occhio l’inclinazione di un’asse della lettera “b” che mi ha affascinato subito.
Abbandonato subito il romano; qualsiasi grazia che avvicinavo al logo ufficiale del teatro risultava inadatta; ho cominciato a guardare i caratteri più lineari legati all’era moderna e ho notato che un carattere con delle forme tonde si abbinava bene al marchio e riprendeva la rotondità della torre.
Tenendo l’inclinazione della asse obliqua della “b” e riportandola anche in anche in altri glifi ho creato spessori e proporzioni giuste per una font che sarebbe servita soprattutto per la segnaletica.

L’emblema della Repubblica Italiana

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Una stella a cinque raggi di bianco, bordata di rosso, accollata agli assi di una ruota di acciaio dentata, tra due rami di olivo e di quercia, legati da un nastro di rosso, con la scritta di bianco in carattere capitale non meglio specificato «REPVBBLICA ITALIANA».
Così viene descritto l’emblema della Repubblica Italiana approvato dall’Assemblea Costituente nel 1948 e promulgato dal presidente della Repubblica Enrico De Nicola.

Paolo Paschetto

Paolo Paschetto

Il bozzetto iniziale fu realizzato dall’artista Paolo Paschetto, vincitore dei due concorsi pubblici indetti nel 1946 e nel 1947, cui parteciparono complessivamente circa 500 candidati con oltre 800 bozzetti, ma poi venne fortemente modificato per ragioni non artistiche. Paschetto era un famoso artista polivalente, professore di ornato presso l’Istituto di Belle Arti di Roma, che passava dalla xilografia alla grafica, dagli ex libris agli acquarelli, dall’olio all’affresco. Oltre al bozzetto dell’emblema disegnò numerosi francobolli, compresa la “la rondine” della prima emissione filatelica italiana di posta aerea.
Ma torniamo al bozzetto iniziale vincitore nel 1946 dove veniva richiesto: “una cinta turrita che abbia forma di corona, circondata da una ghirlanda di fronde della flora italiana. In basso, la rappresentazione del mare, in alto, la stella d’Italia d’oro; infine, le parole UNITÀ e LIBERTÀ” (curiosità l’Unità ricorda il PCI, mentre Libertà la DC; un primo compromesso storico).
Tale cinta turrita diventerà poi la corona che sarà cinta la testa della rappresentazione femminile dell’Italia. Qui Paschetto rispettò tutti i parametri richiesti, ma tale emblema, dopo una mostra nella centrale Via Margutta a Roma, non piacque prendendo anche la definizione, da parte di alcuni, di “tinozza”. Partì pertanto un secondo concorso, del quale però non rimane alcuna traccia negli archivi, con un nuovo brief che previlegiava il tema del “lavoro”. Anche questa volta, risultò vincitore Paolo Paschetto, il cui elaborato fu sottoposto a ulteriori ritocchi da parte dei membri della Commissione. Ultimati altri adempimenti e stabiliti i colori definitivi, si arriva al 5 maggio: il Presidente della Repubblica Enrico De Nicola firma il decreto legislativo n. 535, che consegna all’Italia il suo simbolo.

i due bozzetti di Paschetto e il definitivo “ritoccato” di molto da parte dei membri della Commissione
i due bozzetti di Paschetto e il definitivo “ritoccato” di molto da parte dei membri della Commissione

Nel 1987 viene indetto un nuovo concorso, promosso da Bettino Craxi, per cambiare l’emblema, ma non se ne fece niente.
Il concorso per l’innovazione dell’Emblema della Repubblica Italiana fece arrivare 239 progetti dei quali ben 114 misero in grande imbarazzo la qualificata giuria di cui facevano parte anche Portoghesi, Testa, Eco.
Stivali, vele, omini tricolori, valli svizzere e valli valdesi, un repertorio stereotipato e prevedibile che scatenò la facile ironia dei giornalisti, così racconta Giovanni Baule che dello stellone ricostruì la storia sul primo numero del 1988 di Lineagrafica.
Nessuno fu scelto ma ‘chi subì la sconfitta fu la grafica italiana e quelli che vi lavorano quotidianamente: una disciplina ormai riconosciuta e una professione che mantiene un alto credito, almeno fuori dai concorsi.’ Rimase il vecchio emblema di Paolo Paschetto il ‘pittore delle Valli Valdesi’.

Fonte www.quirinale.it – SocialDesignZine