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Type Design 3: il “Salieri” di Diana Quarti

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Iniziamo con il “Salieri” di Diana Quarti una serie di post, con cadenza settimanale, dedicati ai lavori dei partecipanti alla terza edizione del “Corso di Alta Formazione in Type Design” presso il Poli.design di Milano.

“Salieri” di Diana Quarti

“Salieri” di Diana Quarti Il carattere “Salieri” nasce come incontro tra le due architetture del Teatro alla Scala. Questo lineare modulato conserva nel maiuscolo le proporzioni classiche e cerca di essere allo stesso tempo elegante e leggibile in modo da adattarsi a diverse applicazioni: segnaletica, archigrafie, locandine, insegne…

Il carattere tipografico “Salieri” prende il nome dal compositore Antonio Salieri a cui fu commisionata l’opera “Europa riconosciuta” dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria per l’inaugurazione del Teatro alla Scala, il 3 agosto del 1778.
La medesima opera, diretta da Riccardo Muti, ha salutato, il 7 dicembre 2004, la riapertura del teatro scaligero dopo un lungo lavoro di restauro.

Lo specimen del “Salieri” comprende anche le lettere accentate, i segni dinterpunzione, …
Lo specimen del “Salieri” comprende anche le lettere accentate, i segni d’interpunzione, …
Esempi di utilizzo per la segnaletica del Teatro alla Scale
Esempi di utilizzo per la segnaletica del Teatro alla Scala
Esempio di applicazione archigrafico
Esempio di applicazione archigrafico

Type Milano: numeri civici “austriaci” 1786 — 1866

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Numero civico “austriaco” in Via Durini — Palazzo Durini, sicuramente tra i più belli esempi ancora esistenti a Milano

Nel 1786, il ministro austriaco Johann Wilczeck, per volontà dell’imperatore d’Austria Giuseppe II, incarica il marchese Ferdinando Cusani, giudice delle strade, di far appendere ad ogni cantonata della città il nome della rispettiva via. Vengono assegnati alle case i primi numeri civici che saranno nominati “teresiani” perché utilizzati sotto Maria Teresa d’Austria.
Il piano parrocchiale con i nuovi numeri civici progressivi sarà pubblicato il 16 novembre 1787 nella “Pianta di Milano” di Arcangelo Lavelli. Secondo un sistema progressivo unico, partendo dal Palazzo Reale (che risultò così essere il n.1), per poi proseguire in senso circolare a spirale, dal centro alla periferia (mura spagnole) con l’ultimo numero 5314. Nel 1830 viene fatto il nuovo piano municipale che riordina i numeri civici progressivi, arrivati a 5628 case.
Si decide di contrassegnare i nuovi numeri affiancando ai precedenti lettere alfabetiche (ad esempio, 560–560A-561) mentre fino ad allora venivano inseriti i nuovi numeri pescando dall’ultimo progressivo (ad esempio, 560‑4981-561). L’elenco con la nuova numerazione è riportato nella “Nuova Guida numerica della città di Milano” del 1839 che riporta il confronto con la numerazione precedente del 1786.

Numero civico “austriaco” in Corso di Porta Vigentina, 23 sulla facciata di quella che era la chiesetta di S. Maria al Portello Vigentino che sorse al posto di una delle croci che un tempo erano poste agli incroci e ora si trova fagocitata da un negozio di articoli ortopedici diventandone quasi una dependance
Numero civico “austriaco” in Corso di Porta Vigentina, 23 sulla facciata di quella che era la chiesetta di S. Maria al Portello Vigentino che sorse al posto di una delle croci che un tempo erano poste agli incroci e ora si trova fagocitata da un negozio di articoli ortopedici diventandone quasi una dependance

Nel 1886 Delibera municipale che istituisce i numeri civici bianchi al posto di quelli rossi (12 e 13 settembre). La delibera verrà attuata progressivamente negli anni successivi.
Solo ottant’anni più tardi, nel 1866, di fronte alle difficoltà di una tale numerazione, il sistema venne concepito secondo la numerazione via per via, coi pari sulla destra venendo dal centro (odierno sistema). Sempre nello stesso anno uscirà l’importante fascicolo con il raffronto tra i vecchi numeri progressivi, i numeri rossi e i nuovi numeri civici. Vallardi pubblica una “Pianta di Milano” con i nuovi numeri civici divisi per vie. Il sistema “austriaco” della numerazione civica fu adottato anche dalla città di Parigi dal 1791 al 1805, e restano nella capitale francese ancora visibili, qua e là questi antichi numeri.
Attualmente il vecchi sistema austriaco è utilizzato solo a Venezia, dove al contrario della vecchia Milano della dominazione asburgica, qui viene ripetuta per i sei Sestieri (San Marco, Cannaregio, Castello, Dorsoduro, Santa Croce, San Polo) più la Giudecca. Insieme ai “nissioetti” (targhe stradali) francesi i numeri austriaci sono l’ultima eredità dell’occupazione straniera in quella che era la capitale della Serenissima Repubblica di San Marco. Anche per un veneziano e per i postini a volte è molto difficile arrivare ad un dato numero civico. Le abitazioni di ogni sestiere sono numerate progressivamente da 1 a qualche migliaio. Qualsiasi calle uno prenda vedrà dei civici sulle centinaia da una parte e sulle migliaia dall’altro. Uno aumenta, l’altro diminuisce. Ad un tratto trovate una calle ed il numero “300” diventa per magia “700”. Seguite la calle, ritrovando il “300″ fino a trovarne un’altra che “fa il trucco del 500”. Fate un ponte e vi ritrovate al “2000” di un altro sestiere.

Numero civico a Venezia nel Sestiere di Cannaregio
Numero civico a Venezia nel Sestiere di Cannaregio