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Archivio del tag ‘Perpetua’

Da Johnston a Gill

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Un paio di video sui caratteri di Eric Gill dal Perpetua del 1927 al Gill Sans del 1928 basato sull’Underground di Edward Johnston.
Il primo video è stato prodotto in Inghilterra da Meorwithlou87 e da Samantha Heard, mentre il secondo in Italia da IchibaDesign

Testo in portoghese

Scritto da Giò

dicembre 8th, 2009 at 3:52

C’è occhio e “occhio”

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Abbiamo già visto in un precedente post della categoria “tipometria” la definizione di corpo del carattere e le unità di misura tipografiche.

Però il corpo non è un buon indicatore delle dimensioni del font, ma solo del suo ingombro verticale. Non si direbbe, ma se osservate, le due composizioni di testo sottostanti hanno lo stesso corpo. Quello a sinistra, il «Bernhard Modern», ha infatti le spalle – i tratti ascendenti molto lunghi, e l’occhio “medio” piccolo; quello a destra, il «News Gothic», presenta un occhio “medio” grande.

Anche nell’esempio sottostante tutti i caratteri sono composti con lo stesso corpo, ma alcuni sembrano composti in corpo superiore, altri in corpo inferiore.

Quindi l’occhio del carattere è tutto ciò che si vede della lettera quando essa è stampata, escluse le eventuali accentazioni delle maiuscole. L’occhio è quindi l’altezza e larghezza effettiva della lettera e si divide in tre parti: occhio medio, che viene riferito all’altezza della “x” minuscola x-height; l’occhio superiore che corrisponde alle aste ascendenti delle minuscole – si prende come riferimento la “l”; e l’occhio inferiore che corrisponde alle aste discendenti delle minuscole si prende come riferimento la “p” e la “g” a seconda dei caratteri.

L’occhio medio di una lettera non mantiene sempre le medesime dimensioni e proporzioni in tutti gli alfabeti dello stesso corpo. A parità di corpo, i caratteri con occhio medio grande sembrano molto più grandi di quelli con occhio medio piccolo. Se si desidera ridurre il corpo di un testo per avere più spazio nella pagina, basta scegliere un carattere con occhio medio grande; le lettere che compongono le parole saranno più leggibili. Questa dimensione, o proporzione, è detta “allineamenti dell’occhio medio” ed è definita come l’altezza relativa di una “x” minuscola in rapporto all’altezza della corrispondente maiuscola.

I caratteri con occhio medio – piccolo hanno occhielli più piccoli e aste ascendenti e discendenti più lunghe; vengono di solito usati in testi compatti con interlineatura uguale al corpo o, in alcuni rari casi, con sterlineatura (solo con giustezze piccole), e permettono di contenere il numero delle pagine o la lunghezza di un testo in colonna. I caratteri: «Bembo», «Bodoni», «Baskerville», «Bernhard Modern», «Chaparral», «Garamond», «Jenson», «Perpetua» sono un esempio di caratteri con occhio piccolo, ma tra questi il «Bodoni», anche se non ha l’occhio più piccolo del «Garamond» o dello «Jenson», risulta essere un carattere molto elegante ma di difficile lettura per testi lunghi, si presta molto bene per i “frontespizi”, i “titoli”, quindi con corpi grandi. Lo stesso «Bodoni» dà alla pagina una sensazione di maggiore vuoto, mentre un carattere con occhio medio più grande di esso conferisce una sensazione di maggior compattezza, risultando più estetico in molte situazioni compositive.

Nei caratteri con occhio medio – medio le proporzioni fra le minuscole e i tratti ascendenti sono omogenee e questo fa sì che siano adatti a una vasta gamma di applicazioni. Esempi di caratteri con occhio medio sono: «Futura», «Avenir», «Clarendon», «Times», «Gill Sans», «Optima», «Minion», «Palatino», «Serifa», «GFT Venexiano», «FF Scala», «Bell Gothic» e «Souvenir».

I caratteri con occhio medio – grande sono quelli che offrono il vantaggio della maggiore leggibilità e sono usati dove non esistano problemi di spazio o di economia. Sono quindi indicati per comporre testi per la lettura da parte dei bambini, per i testi scolastici e per i manifesti dove è più importante la comunicazione verbale su quella visiva. I caratteri: «American Typewriter», «New Century Schoolbook», «Antique Olive», «Avant Garde», «Franklin Gothic», «Helvetica», «Letter Gothic», «Myriad», «News Gothic», «Rockwell», «Univers» e «Tiepolo» sono esempi di caratteri con occhio grande.

Testo in portoghese

5) Transizionali – Barocche (Classificazione Novarese)

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Sono così chiamati perché i suoi elementi indicano la transizione tra “romani antichi” e “romani moderni”. Nascono tra la fine del XVII e il XVIII secolo prima in Francia, successivamente in Olanda e Inghilterra e non presentano particolari innovazioni rispetto ai caratteri Veneziani che li hanno preceduti.

Pagine del Champs Fleury, Geoffroy Tory 1529
Pagine del Champs Fleury, Geoffroy Tory 1529

Dalle ricostruzioni geometriche dei Lapidari durante il Rinascimento si arriva ai primi esempi di transizionale francese del «Roman du Roi», creato da Philippe Grandjean nel 1692 su commissione dell’Accademia francese delle scienze dove per la prima volta fu disegnato un corsivo originale.

Romain du Roi disegnato da Philippe Grandjean per il re di Francia Louis XIV, nel 1692
Romain du Roi disegnato da Philippe Grandjean per il re di Francia Louis XIV, nel 1692
Particolare della costruzione della lettera “M” del Roman du Roi

Dai transizionali olandesi come quelli incisi dal punzonista Cristoffel Van Dijck per gli Elsevier fino ai transizionali inglesi, le grazie non hanno quasi mai inclinazioni e si raccordano all’asta verticale con una piccola curva, mentre la base della grazia è completamente piatta.

Lo specimen del DTL Elzevir disegnato da Gerard Daniëls, basandosi sui caratteri di Christoffel van Dijck 1660
Lo specimen del DTL Elzevir disegnato da Gerard Daniëls, basandosi sui caratteri di Christoffel van Dijck 1660

In questo carattere l’asse verticale non è più inclinato ma perpendicolare alla base come nelle lettere “o”, “O”, “Q”. La “C”, la “G” e la “S” hanno il rostro molto pronunciato e le differenze tra fine e grosso sono più accentuate come è più accentuato il contrasto tra i pieni e i vuoti. I transizionali sono caratterizzati da un contrasto più pronunciato fra aste verticali e orizzontali rispetto ai romani antichi. L’asse, è quasi verticale. L’allineamento superiore della “T” non è più sporgente.

Dal punto di vista della leggibilità stanno alla pari dei Veneziani, però sono più adatti per le riproduzioni in considerazione delle grazie leggermente più accentuate rispetto ai tipi precedenti: virtù eccellente per sopperire alle naturali deformazioni fotografiche. Sono apprezzati e sempre in primo piano per qualsiasi applicazione e sono anche più resistenti, come caratteri a piombo, all’usura delle lunghe tirature tipografiche.

Lo specimen dei caratteri di William Caslon. Questi caratteri di derivazione dai transizionali olandesi sono stati molto popolari e utilizzati per molti importanti stampati della epoca, incluso la prima versione stampata della Dichiarazione dIndipendenza degli Stati Uniti. They fell out of favour in the century after his death, but were revived in the 1840s, and Caslon-inspired typefaces are still widely used today.
Lo specimen dei caratteri di William Caslon. Questi caratteri di derivazione dai transizionali olandesi sono stati molto popolari e utilizzati per molti importanti stampati dell’epoca, incluso la prima versione stampata della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti.

Per la composizione tipografica di libri (quali romanzi, saggi, narrativa, ecc.), il carattere più consigliato e meglio riuscito è il «Baskerville», disegnato dall’inglese John Baskerville (1706-1775), artista, disegnatore di caratteri e stampatore seguendo i suggerimenti del suo contemporaneo William Caslon (1692-1766) autore del carattere ononimo «Caslon», accentuando ulteriormente i contrasti d’asta e rendendo più eleganti i raccordi con il risultato di un carattere molto leggibile.

Del carattere del Baskerville esiste in commercio una versione ridisegnata che prende nome di «New Baskerville».

Frontespizio della Bibbia stampata da John Baskerville nel 1763
Frontespizio della Bibbia stampata da John Baskerville nel 1763

Esempio di carattere per i testi da quotidiano è il «Times» disegnato da Stanley Morison (1889-1967) per il quotidiano londinese “The Times” nel 1932 basandosi sul «Plantin», dal nome dello stampatore francese Christophe Plantin (1520-1589).

Specimen del New Century Schoolbook
Specimen del New Century Schoolbook

Per la composizione tipografica di libri di testo scolastico il carattere più consigliato è il «New Century Schoolbook», basato sul «Century» disegnato da Linn Boyd Benton nel 1895, per la sua leggibilità anche se meno elegante degli altri della famiglia di classificazione.

Tra i molti Transizionali ricordiamo, oltre ai già citati: «Plantin», «Baskerville», «Caslon», «Century», «New Century Schoolbook» e «Times»; anche: «Granjon», «Palatino», «Aster», «Magister», «Bell», «Bulmer», «Cochin», «Hoefler Text», «New Caledonia», «Perpetua», «Fournier», «ITC Stone Serif», ecc.

Ex libris: Eric Gill

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Eric Gill il famoso scultore, disegnatore di caratteri e tipografo inglese, nato a Brighton nel 1882, che guadagnò notorietà negli anni ’30 dello scorso secolo per i suoi celebri caratteri come il Gill Sans (1929), il Perpetua (1929) e il Joanna (1930 – 1931) (considerato il più bel corsivo del novecento basato sui caratteri del Granjon) e i meno noti Golden Cockerel Press Type (per la Golden Cockerel Press; 1929), il Solus (1929), l’Aries (1932), il Floriated Capitals (1932), il Bunyan (1934) e il Jubilee (conosciuto anche come Cunard; 1934) collaborando con la Monotype Corporation e nelle opere d’arte come i rilievi della Via Crucis della cattedrale londinese di Westmister è famoso anche per la produzione xilografica di pregevoli ex libris (alcuni a tema erotico).

In questo suo ex libris personale è visibile la devozione per i libri e la tipografia, una mano irradia luce sopra un libro aperto contenente la dicitura latina Liber est causa sui.
In questo suo ex libris personale è visibile la devozione per i libri e la tipografia, una mano irradia luce sopra un libro aperto contenente la dicitura latina “Liber est causa sui”.

Ex libris dedicato a Ananda Coomaraswamy
Ex libris dedicato a Ananda Coomaraswamy
Matrice in legno dellex libris per Freida & Kemp Waldie
Matrice in legno dell’ex libris per Freida & Kemp Waldie
Lex libris “Eve” per Jacob Weiss. Questo lavoro è allo stesso tempo profondamente religioso e profondamente sensuale
L’ex libris “Eve” per Jacob Weiss. Questo lavoro è allo stesso tempo profondamente religioso e profondamente sensuale
Ex libris dedicato a Mary Gill
Ex libris dedicato a Mary Gill

Specimen: Riscatype, London — 1938

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Pregevole edizione degli anni ’30 dello scorso secolo del Riscatype Catalogue della Yendall & Co di Londra famosa stamperia gallese fondata nel 1870 da John Robert Taylor a Monmouthshire e rilevata da Thomas Yendall nel 1878.
Dal 1925 inizia a fondere caratteri sotto il nome di “Riscatype” (la denominazione Risca deriva dalla omonima cittadina gallese divenuta sede della Yendall & Co.).
Nel 1931 si trasferisce a Londra, prima in Farringdon Street, e successivamente in Plough Court dove si trasforma esclusivamente in fonderia tipografica a partire dal 1935.
La Yendall & Co. è stata poi attiva, in altre sedi, fino al 1984 anno della sua messa in liquidazione.
Questo campionaro di caratteri da 334 pagine è stato ristampato negli anni ’50 e ’60 ed è interessante per la presenza dei caratteri di Eric Gill come il «Perpetua» e di un particolare «Gill Sans» che presenta la “a” minuscola con disegno “molto sensibile” e coda pronunciata.
È presente pure l’italiano «Pastonchi» disegnato da Francesco Pastonchi ed Eduardo Cotti nel 1927.

Altri caratteri presenti sono, in ordine alfabetico: Albertus Titling, Antique, Ashley, Baskerville, Bell, Bembo, Blado, Body Founts, Bodoni, Bold Face, Bold Gothic, Braggadocio, Broadway, Caslon, Centaur, Clear Face, Cloister, Cochin, Colonna, Condensed Bold, Economy Founts, Engravers’ Title, Falstaff, French Old Style, Gallia, Garamond, Gloucester, Gothic Condensed, Goudy, Grock, Grotesque, Horley Old Style, Horley Old Face, Imprint, Italian Old Style, Jocunda, Kino, LatinAntique, Light English Text, Lombardic Capitals, Mediaeval Black, Modern, Modernistic, Narrow Gothic, Old Face, Old Style, Othello, Plantin, Plate Gothic, Poliphilus, Rockwell, Runic Condensed, Sanserif, Script, Solus, Surrey Old Style, Times Roman, Trojan, Typewriter, Veronese, Walbaum, Washington Text.

In questo specimen compare una variante della a minuscola del Gill Sans.
In questo specimen compare una variante della “a” minuscola del Gill Sans.

È possibile vedere le immagini di questo specimen nel mio spazio foto su Flickr: www.flickr.com/photos/giofuga. Qui sotto ne avete una anteprima:

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