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Equa” la font di Mauro Zennaro per la CAE di Roma

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Proprio un paio di post fa trattavo di un carattere abbinato all’immagine istituzionale del Governo olandese, un gran lavoro per un committente storicamente consapevole e culturalmente attento alla comunicazione visiva ed ai suoi interpreti.

Però qui in Italia, purtroppo, è sempre molto mortificante il comportamento delle istituzioni a qualsiasi livello. Un ultimo esempio è il lavoro progettuale grafico di Mario Fois e Mario Rullo, dello Studio Vertigo di Roma, per la CAE — Città dell’Altra Economia promossa dal Comune di Roma.

La Città dell’Altra Economia è uno dei primi spazi in Europa interamente dedicato a quelle pratiche economiche che si caratterizzano per l’utilizzo di processi a basso impatto ambientale, che garantiscono un’equa distribuzione del valore, che non perseguono il profitto e la crescita a ogni costo e che mettono al centro le persone e l’ambiente. 3.500 metri quadri di esposizione, vendita, eventi e incontri nel cuore di Roma, all’interno dell’antico Mattatoio di Testaccio, appositamente restaurato secondo principi di bioarchitettura. La Città nasce come luogo di promozione di tutta l’altra economia romana, offrendo a tutte le imprese del settore spazi espositivi, luoghi di incontro, formazione, ricerca e sviluppo.

Tale lavoro ha avuto un percorso tormentato fin dall’inizio, nonostante i loro sforzi di coinvolgere tutti i protagonisti del progetto nel percorso progettuale. Ma tra responsabili del Comune “spariti” in corso d’opera, architetti diffidenti e politici che si svegliano all’ultimo per poter fare l’inaugurazione è stato un percorso ad ostacoli, realizzato solo in piccola parte.

Per questo progetto grafico è stato contattato, dallo Studio Vertigo, Mauro Zennaro per sviluppare un carattere da abbinare al progetto puntando inizialmente su un “non logo”, l’acronimo CAE su tasselli che ricordassero i colori della bandiera della pace e su un carattere che fosse riferito alla storia del commercio tra i popoli.

Mauro disegnò «Equa» (attualmente è ancora in versione ‘beta’) uno stencil adatto sia per un uso digitale che manuale con alcune particolarità tra le quali i “tagli” posti sempre in diagonale e non centrali, la ‘A’ maiuscola che “non poggia” e ha un terminale in alto insolito (come la ‘M’), i puntini che sono dei rombi, le minuscole con “l’occhio” piuttosto grande e le frecce “spezzate”; inoltre, per l’adattamento della scrittà sulle vetrate che sommortano l’edificio, e che di notte sono retroilluminate, con tutti i problemi di frequenza delle giunture, ha realizzato la “A” di CITTÀ in cui l’accento è integrato con la lettera.

Curiosi sono anche i “tagli” ai “becchi” della ‘C’, ‘G’ e al simbolo dell’euro ‘€’ che ne marcano la forma.

A mio parere ho dei dubbi sul disegno della ‘g’ minuscola con l’occhiello superiore troppo aperto che fa sembrare la lettera un ‘3’ rovesciato.

Alcuni manifesti per linaugurazione composti con “Equa”
Alcuni manifesti per l’inaugurazione composti con “Equa”

Questo carattere doveva funzionare sia su elementi segnaletici ed architettonici che su materiali promozionali (manifesti, pieghevoli, cartoline, ecc.), comunicando anche una certa allegria attraverso immagini e colori “materici” ma mantenendo centrale la funzione del testo.

Doveva anche essere offerto “gratuito” dal sito della CAE e servire per piccole autoproduzioni dei negozianti e addetti della “Città” (cosa che in parte è stata fatta).

Ma se già la situazione era difficile con la precedente giunta, con questa sembra probabile che tutto abbia una triste fine …

Links:

- Vertigo

- Scriptoria di Mauro Zennaro


Type Design 3: il “Velasca” di Laura Dal Maso

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L’analisi delle forme esistenti e dei caratteri utilizzati ha ispirato il progetto della nuova font

Prima digitalizzazione del maiuscolo chiarissimo

Eccoci al sesto appuntamento settimanale con i lavori tipografici della terza edizione del “Corso di Alta Formazione in Type Design” presso il Poli.design di Milano.

Quella presentato oggi è un altra font ispirata da una architettura milanese: la Torre Velasca (della quale ho già presentato recentemente un altro elaborato).
Si tratta del «Velasca» di Laura Dal Maso prodotto in due variabili di peso molto contrastate fra di loro.

Nei prossimi appuntamenti del post del martedì vedremo, di settimana in settimana, gli altri lavori sempre abbinati alle quattro architetture milanesi: Torre Velasca, Stazione Centrale, Teatro alla Scala e Ca’ Brutta.

Da 50 anni simbolo della operosità e del rigore dell’anima milanese, la Torre Velasca si impone alla vista di chi la osserva per la verticalità accentuata dalle forme grandiose e arcigne dei suoi contrafforti.

Per lo studio della font «Velasca» abbiamo deciso di conoscere più da vicino questa architettura, così famosa, ma al tempo stesso poco conosciuta nei suoi particolari più nascosti, che ne caratterizzano gli interni conferendole un carattere diverso e variegato. Innanzitutto abbiamo scoperto che gli interni sono caratterizzati da linee spezzate che assumono una grande varietà di inclinazioni: ciò che per l’esterno sembra una predominanza del puro “verticale” all’interno si trasforma in un intrico di linee e piani che salgono verso l’alto attraverso inclinazioni più dolci.
Anche l’arredamento utilizzato e in particolar modo i suggestivi lampadari contribuiscono a conferire alla struttura una maggiore armonia e varietà di forme, le linee spezzate che la caratterizzano suggeriscono la curva senza mai rappresentarla se non negli stessi lampadari, cerchi perfetti.

Il carattere utilizzato per la segnaletica interna del palazzo è originale dell’epoca di costruzione ed è costituito da un bastone, molto razionalista, condensato e arrotondato, che rispecchia lo stile di un normografo.

Il progetto della font «Velasca» parte quindi dall’analisi sia dell’architettura esterna e più conosciuta sia delle linee spezzate degli ambienti interni: è un bastone caratterizzato da aste molto decise ed essenziali contrapposte a una grande varietà di angoli diversi raccordati tra loro a suggerire la curva.
Anche per quanto riguarda lo studio dei pesi di «Velasca» è stata fondamentale l’attenta analisi della struttura, questa volta soffermando l’attenzione sulle facce esterne dell’edificio.
La torre è infatti caratterizzata visivamente da linee che hanno spessori molto differenti.
Questa struttura possiede uno scheletro essenziale costituito dai pilastri verticali che la percorrono per tutta l’altezza, cui si contrappongono elementi quali le finestre e i loro decori, che si intrecciano visivamente ai pilastri creando un reticolo di linee di diverso spessore ed importanza visiva.
Così il carattere «Velasca» è caratterizzato da una gradazione di pesi molto ampia, dal chiarissimo — extra light (che richiama i pilastrini che decorano le finestre) al nerissimo — heavy (che ricorda l’imponenza dei contrafforti).




I lavori già presentati nei precedenti post:
Il «Salieri» di Diana Quarti
Il «Velasca» di Nora Dealti
Il «Monumentale» di Pierfrancesco Annichiarico
Il «MilanoCentrale» di Alberto Manzella
Il «Labi.bold» di Laura Ferrario