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Ad Arezzo un corso di Tipografia con Amos Kennedy

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“Express Yourself with Wood Type” – “Esprimiti con i Caratteri Tipografici in Legno” è il titolo del corso di tipografia tenuto da Amos Kennedy che si svolgerà nell’arco di tre giorni per esplorare il potenziale creativo dei caratteri mobili in legno.

Il corso, a cura del CIAC Centro Internazionale Arti Calligrafiche, si svolgerà ad Arezzo presso la Tipografia Sociale, è aperto anche ai principianti.
Le date sono Venerdi 8, Sabato 9 e Domenica 10 Maggio 2009.

Per maggiori informazioni e per iscriversi scaricate il pdf file a questo indirizzo:
www.articalligrafiche.it/programma.html

Type Design 3: il “Contrast” di Maddalena Lo Franco

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Siamo giunti al settimo appuntamento settimanale con i lavori tipografici prodotti nella terza edizione del “Corso di Alta Formazione in Type Design” presso il Poli.design di Milano.

Questa settimana vi presento un’altra font ispirata ad una delle quattro architetture milanesi prese in esame dai partecipanti al corso. Dopo il «Salieri» di Diana Quarti e il «Labi.bold» di Laura Ferrario la terza font abbinata al “Teatro alla Scala” è il «Contrast» di Maddalena Lo Franco in una variabile di peso.

Nei prossimi appuntamenti del post del martedì vedremo, di settimana in settimana, gli altri lavori sempre abbinati alle quattro architetture milanesi: Torre Velasca, Stazione Centrale, Teatro alla Scala e Ca’ Brutta.

Ecco come Maddalena ci presenta il suo iter progettuale:

Da un’accurata analisi storica e architettonica dell’edificio preso in esame, sono emerse varie caratteristiche che hanno contribuito allo sviluppo della font. La storia del “Teatro alla Scala” di Milano, vanta due importanti eventi: il primo è naturalmente la sua costruzione, datata 3 agosto 1778, ad opera dell’architetto neoclassico Giuseppe Piermarini; ed il secondo è il restauro e l’ampliamento fatto all’edificio tra il 2002 e il 2004 ad opera di Mario Botta. Nella struttura, si è verificata dunque una contrapposizione di epoche e di culture che hanno determinato in modo rilevante il modo di concepire il teatro, la sua architettuta e di conseguenza tutto il circuito di identità grafica e visiva ad esso legati.

Da queste considerazioni nasce «Contrast», una font pensata per il Teatro alla Scala di Milano, in grado di evocare un’epoca passata e riflettere l’epoca presente.

In relazione a quanto detto, è stata fatta un’analisi tipografica dei due periodi storici, ossia: il periodo neoclassico e quello contemporaneo.

Tale analisi ha preso in considerazione esclusivamente i caratteri tipografici italiani attribuendo rispettivamente al periodo neoclassico, il carattere «Bodoni», di Giambattista Bodoni, e al periodo contemporaneo, il carattere «FF Strada» di Albert Pinggera. Essendo due font molto diverse tra loro, che rispecchiano perfettamente le due epoche, sia dal punto d vista storico che architettonico, hanno fortemente determinato le peculiarità della font «Contrast».

Così, si è scelto di tenere in considerazione alcuni aspetti propri delle due font, alcuni di questi sono stati: l’alto contrasto chiaro-scurale delle aste, caratteristica predominante nel «Bodoni», oppure il disegno di un carattere lineare, proprio del disegno della font «FF Strada». Come si evince dalle illustrazioni, le caratteristiche di queste due font (almeno in una prima fase) ricorrono frequentemente nel nuovo disegno.

La font «Contrast» è stata progettata principalmente per operare un intervento di archigrafia sull’edificio in questione. Prevede un solo peso, e può essere utilizzata anche per altre funzioni, quali: segnaletica, indicazioni all’interno del teatro, comunicazioni al pubblico o in uffici e attività collegate al Teatro della Scala.

Per l’archigrafia, le singole lettere sono state pensate scatolate, poste sulla facciata del Teatro, in modo tale da comporre la frase “TEATRO ALLA SCALA”.

I lavori già presentati nei precedenti post:
Il «Salieri» di Diana Quarti
Il «Velasca» di Nora Dealti
Il «Monumentale» di Pierfrancesco Annichiarico
Il «MilanoCentrale» di Alberto Manzella
Il «Labi.bold» di Laura Ferrario
Il «Velasca» di Laura Dal Maso

Type Design 3: il “Velasca” di Laura Dal Maso

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L’analisi delle forme esistenti e dei caratteri utilizzati ha ispirato il progetto della nuova font

Prima digitalizzazione del maiuscolo chiarissimo

Eccoci al sesto appuntamento settimanale con i lavori tipografici della terza edizione del “Corso di Alta Formazione in Type Design” presso il Poli.design di Milano.

Quella presentato oggi è un altra font ispirata da una architettura milanese: la Torre Velasca (della quale ho già presentato recentemente un altro elaborato).
Si tratta del «Velasca» di Laura Dal Maso prodotto in due variabili di peso molto contrastate fra di loro.

Nei prossimi appuntamenti del post del martedì vedremo, di settimana in settimana, gli altri lavori sempre abbinati alle quattro architetture milanesi: Torre Velasca, Stazione Centrale, Teatro alla Scala e Ca’ Brutta.

Da 50 anni simbolo della operosità e del rigore dell’anima milanese, la Torre Velasca si impone alla vista di chi la osserva per la verticalità accentuata dalle forme grandiose e arcigne dei suoi contrafforti.

Per lo studio della font «Velasca» abbiamo deciso di conoscere più da vicino questa architettura, così famosa, ma al tempo stesso poco conosciuta nei suoi particolari più nascosti, che ne caratterizzano gli interni conferendole un carattere diverso e variegato. Innanzitutto abbiamo scoperto che gli interni sono caratterizzati da linee spezzate che assumono una grande varietà di inclinazioni: ciò che per l’esterno sembra una predominanza del puro “verticale” all’interno si trasforma in un intrico di linee e piani che salgono verso l’alto attraverso inclinazioni più dolci.
Anche l’arredamento utilizzato e in particolar modo i suggestivi lampadari contribuiscono a conferire alla struttura una maggiore armonia e varietà di forme, le linee spezzate che la caratterizzano suggeriscono la curva senza mai rappresentarla se non negli stessi lampadari, cerchi perfetti.

Il carattere utilizzato per la segnaletica interna del palazzo è originale dell’epoca di costruzione ed è costituito da un bastone, molto razionalista, condensato e arrotondato, che rispecchia lo stile di un normografo.

Il progetto della font «Velasca» parte quindi dall’analisi sia dell’architettura esterna e più conosciuta sia delle linee spezzate degli ambienti interni: è un bastone caratterizzato da aste molto decise ed essenziali contrapposte a una grande varietà di angoli diversi raccordati tra loro a suggerire la curva.
Anche per quanto riguarda lo studio dei pesi di «Velasca» è stata fondamentale l’attenta analisi della struttura, questa volta soffermando l’attenzione sulle facce esterne dell’edificio.
La torre è infatti caratterizzata visivamente da linee che hanno spessori molto differenti.
Questa struttura possiede uno scheletro essenziale costituito dai pilastri verticali che la percorrono per tutta l’altezza, cui si contrappongono elementi quali le finestre e i loro decori, che si intrecciano visivamente ai pilastri creando un reticolo di linee di diverso spessore ed importanza visiva.
Così il carattere «Velasca» è caratterizzato da una gradazione di pesi molto ampia, dal chiarissimo – extra light (che richiama i pilastrini che decorano le finestre) al nerissimo – heavy (che ricorda l’imponenza dei contrafforti).




I lavori già presentati nei precedenti post:
Il «Salieri» di Diana Quarti
Il «Velasca» di Nora Dealti
Il «Monumentale» di Pierfrancesco Annichiarico
Il «MilanoCentrale» di Alberto Manzella
Il «Labi.bold» di Laura Ferrario

“L’alfabeto e la città” di James Clough: la conferenza

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Si è svolta martedì scorso, presso il Centro di Studi Grafici di Milano, la conferenza di James Clough “L’alfabeto e la città” con numerosa partecipazione di pubblico dove James ci ha incuriosito, divertito e fatto riflettere sulle varie insegne, iscrizioni, targhe e segnaletiche che ha fotografato personalmente, o che ha ricevuto, in giro per l’Italia.

Tralasciando le lapidi e le iscrizioni antiche italiane, delle quali una sola serata non sarebbe bastato ad illustrarle, James ci ha fatto vedere un pot-pourri di immagini partendo dalle targhe stradali, da quelle “ordinate” milanesi con le indicazioni scolpite e pitturate di nero su lastre di marmo bianco e in alcuni casi adattate in ornamenti architettonici, a degli esempi di Bergamo che ne vanta ben 15 tipi differenti, o all’esempio di Urbino composte in «Didot» condensato che le rende illeggibili. Altre targhe che ci ha fatto vedere: una in ceramica di Faenza (molto pertinente con la cultura cittadina) o una, sempre in ceramica, di Monleale (AL) dove l’indicazione “via Castello” risulta molto bello e brillante, come pure una curiosa di Borgo Po a Torino in stile rococò fiorentino che “scaccia i romani” o i “nissioetti” (nizioletti – lenzuolini) veneziani, a me cari, introdotti nella città lagunare dagli occupanti napoleonici nella fine del ıx Secolo (come ci conferma anche James Mosley).
Le targhe proiettate di seguito invece illustravano i numerosi “misfatti”, purtroppo facilmente ritrovabili, in giro per l’Italia: da una “via Tasso” a Cologno Monzese (MI) ad una sovrapposizione di targhe a Pianezza (TO) dove le nuove metalliche composte con un pessimo carattere coprono in parte le antiche molto belle, memoria storica di un paese. Per non parlare delle targhe tipo “via D. Alighieri” con “via Dante A.” (la foto di Anna Ronchi le mette in confronto ambedue).

Nella seconda parte della serata James ci ha fatto vedere alcune iscrizioni archigrafiche degli anni ’30 in tanti diversi stili tra le quali il bellissimo bastoni spaziato del Tribunale di Milano fatto dall’Arch. Marcello Piacentini e sempre dello stesso progettista le iscrizioni del Museo Nazionale di Reggio Calabria e del Palazzo INPS-Missori a Milano. Alcuni curiosi nessi tipografici trovati sulle lapidi del Cimitero Monumentale di Milano ed altre iscrizioni dove si notavano i diversi posizionamenti, più orizzontali o più verticali, delle ‘S’ sinuose tipiche di quegli anni.
In contrapposizione al bastoni di Piacentini per il Tribunale milanese, l’uso tridimensionale dello «Stop» di Aldo Novarese per il Tribunale di Napoli. Aldo non avrebbe mai ipotizzato tanto onore per un suo carattere “sperimentale e giocoso” utilizzato per un luogo tuttaltro che allegro.

Terza parte della conferenza riguardava le insegne di negozi nate come puro lettering dipinto su fondo metallico o dipinto sul verso di lastre di vetro ora sempre più diventate di materiale plastico, perdendo quella manualità artigianale che creava “opere” molto interessanti. Di queste tipologie di insegne James ci ha illustrato tre tipi differenti: Liberty, vernacolari (inteso come opere non professionistiche ma molto “libere e fuori da ogni regola compositiva”) e progetti grafici veri e propri.
Interessanti sono le ricerche sulle vecchie insegne che stanno scomparendo o che, purtroppo sono già scomparse, ma che fortuna rimangono almeno come fotografie, come la “Latteria” di Milano in zona via Zecca Vecchia e una oramai rarissima indicazione, sempre nel centro di Milano, di denominazione di “Contrada”.
Sopravvivono ancora delle vecchie insegne come quella del negozio “Mutinelli” a Milano o di un cinema a Modena come pure di mosaici pedonali a Venezia per indicare ristoranti (un esempio illustrato è l’uso di un corsivo inglese per un ristorante storico veneziano la “Antica Carbonera”), in alcuni casi la sensibilità di alcuni negozianti fa sì che, nonostante il negozio venda altra merce o che abbia cambiata solo la propietà, mantenga le insegne storiche come testimonianza culturale e storica del vissuto (l’insegna “Paracqua” o di una ex Farmacia trasformata in boutique ambedue in via Solferino a Milano ne è un esempio).
Tra le tante insegne progettate che James ci ha fatto vedere ci sono stati alcuni esempi tra i quali l’uso un po’ particolare di una ‘H’ per un fast food di Pesaro dove la lettera è diventato il busto di un cameriere che serve un burger o i giochi di lettere in altri elaborati.
Anche in questa categoria non mancano i “sotterfugi” come nel negozio di casalinghi dove la lettera ‘g’ è stata completamente posizionata sopra la linea di base (caso già illustrato in un mio precedente post sulla segnaletica della Metropolitana di Milano).
In chiusura di serata alcuni esempi di insegne esposte e di tombini di ghisa interessanti per alcuni accorgimenti per visualizzare, a seconda della forma del tombino stesso, gli acronimi di appartenenza.
Altre immagini di questa “caccia fotografica” di James Clough sono reperibili nei suoi articoli che ha scritto ultimamente per la rivista “Graphicus”.

Grazie James!

Ritratti tipografici dal Brasile

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Il principale quotidiano paulistano “Folha de São Paulo”, e tra i principali del Brasile, ha fatto progettare per una sua campagna pubblicitaria quattro manifesti estremamente attraenti dedicati ad altrettante star hollywoodiane scomparse: Marilyn Monroe, Marlon Brando, James Dean e Charlie Chaplin rappresentati con ritratti costituiti da caratteri tipografici di diversi stili.

“The Movie Stars are in your Newspaper. Cinema Poster Collection. Every Sunday, free, at the Folha.”
“The Movie Stars are in your Newspaper. Cinema Poster Collection. Every Sunday, free, at the Folha.”

Gli annunci sono stati creati dall’agenzia pubblicitaria “Africa” di São Paulo: direttore artistico Bruno Brasile e da l’illustratore Felipe Guga con copywriting di Fabio Seidl con il motto “Las estrellas de cine en tu periódico. Colección de posters de cine. Cada domingo, gratis en la Folha” (Le stelle del cinema nel tuo periodico. Colleziona i poster del cinema. Ogni domenica, gratis con la Folha). I disegni sono veramente ben fatti e riproducono in modo fedele le quattro star nonostante i loro tratti siano delineati da glifi diversi, dai piccoli particolari del viso all’intera figura. Forse l’unico difetto sono le gambe che in alcuni casi sembrano delle protesi ortopediche.

Testo in portoghese

Italic 2.0 – La mostra

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Inaugurata, all’interno dell’Icograda Design Week a Torino, la mostra “Italic 2.0 – Il disegno di caratteri contemporaneo in Italia“ che rimarrà esposta qui a Torino fino a domani pomeriggio ma che presto girerà l’Italia e sarà ospitata presso varie manifestazioni internazionali all’estero.

Italic 2.0 presenta i più recenti sviluppi della produzione tipografica italiana, che ha mostrato negli ultimi cinque anni una vera e propria fioritura, grazie al contributo di molti giovani designer. Vengono mostrate le principali linee di sviluppo: ricerca e sperimentazione, didattica, recupero di modelli storici, caratteri su commissione e progetti indipendenti.

Una sezione di mappe mostra i percorsi formativi e di lavoro e le connessioni tra i designer che formano la nuova scena del type design italiano.

In mostra progetti di: Elena Albertoni, Enrico Baldetti, Andrea Bergamini, Francesca Bolognini, Andrea Braccaloni, Enrico Bravi, Lorenzo Bravi, Limbo, Alessia Castelli, Erasmo Ciufo, Alessandro Colizzi, Marco Comastri, Mikkel C. Koser, Emanuela Conidi, Paola D’Alessandro, Giovanni De Faccio, Piero De Macchi, Adriano Filippetti, Daniele Frattolin, Massimiliano Frangi, Giangiorgio Fuga, Emanuele Galluzzo, Alessio Leonardi, Francesca Mangiaracina, Francesco Mantovani, Igino Marini, Claude Marzotto, Paolo Mazzetti, Joseph Miceli, Andrea Novali, Riccardo Olocco, Paolo Palma, Alessandro Panichi, Michele Patané, Luciano Perondi, Jonathan Pierini, Fabrizio Schiavi, Studiocharlie, Stefano Temporin, Todo, Mauro Zennaro che non rappresentano completamente tutto il panorama del type designer italiano che vanta diversi altri progettisti tipografici ma che i curatori hanno voluto escludere nella scelta dei lavori da presentare e che ha già procurato dei malumori.

Il ricco libro, edito dalla DeAgostini, è ora in vendita presso la Libreria Aiap e presso le principali librerie in Italia e all’Estero.

Il mio “Lespresso Sans“ in mostra
Il mio “Lespresso Sans“ in mostra