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Tipografia nell’era digitale

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Animazione tipografica construita sopra un pezzo di conferenza presentata alla FAUUSP di San Paolo (Brasile) di Cláudio Rocha e Tony de Marco, editori della rivista Tupigrafia.

Questa animazione è un lavoro accademico svolto dagli studenti: André Tanaka, Meire Assami e William Kimura, alunni del corso di Design alla FAUUSP. Questo video fu un progetto finale della disciplina “Progetto Visual 5 — Media Digitali” e “Tecnologias Audiovisuale”.


Editato con Adobe After Effects CS3.

Testo in portoghese

Dingbats Brasil: una mostra in giro per il mondo

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Tra i dingbats più famosi cè lo storico Zapf Dingbats di Hermann Zapf
Tra i dingbats più famosi c’è lo storico Zapf Dingbats di Hermann Zapf

Un Dingbat è un ornamento.

Si ritiene che il termine sia nato nelle ex officine tipografiche Dingbats come un onomatopea tra il suono del battito Ding e quando (si batte) nel fogliame ornamentale insieme, prima della entintamento, al fine di colmare alcuni vuoti che creano disagio accanto aa un testo o ad una illustrazione.

Nel suo libro “Elementi di stile tipografico”, il canadese Robert Bringhurst (la traduzione per l’edizione italiana è Lucio Passerini) osserva che « …molti sono i Dingbats pittogrammi, come minuscole rappresentazioni delle chiese, degli aerei, degli sciatori, dei telefoni e in molti altri utilizzati dal settore turistico.

Altri sono somboli più astratti — marchi di riempimento, croci, simboli cartografici, simboli delle carte da gioco, e così via… ».  Come elemento tipografico, il Dingbat ha accompagnato gli alfabeti, è integrato sia con un insieme di caratteri di base, sia in modo indipendente. Con i progressi tecnologici verificatisi dal 1980, vi è stata la graduale proliferazione di alfabeti digitali esclusivamente composti di simboli, di forme e di illustrazioni.

La mostra DINGBATS BRASIL (1996–2006), attualmente esposta in Cina e che spero di riuscire a portare in Italia, è un taglio della produzione brasiliana di Dingbats dal 1996 al 2006, con opere che hanno in comune l’uso del disegno o modello di rappresentazione pittorica, come il principale strumento di comunicazione. Se da un lato vi è una vasta gamma di linguaggi e di stili — che riflette la diversità delle grafica contemporanea brasiliana, mentre si trovano parallelismi nella produzione di altri paesi — il tema di molti dei progetti presentati in ambito culturale esprimono la natura di portata regionale e nazionale. Questi aiuti per il salvataggio o registrare gli aspetti della loro cultura — musica, religione, arte, sport, cucina e design — può essere visto come un mezzo, consapevolmente o meno, di democratizzare la loro brasiliarità attraverso il design grafico.

Tra i tanti lavori che potrete vedere sul sito ufficiale della mostra, vi mostro qui alcuni lavori interessanti o curiosi tra i quali quelli dei miei amici Claudio Rocha e Tony De Marco.

Nel 1997, Claudio Rocha tipografo e co-editore delle rivista Tupigrafia e TipoItalia ha fatto la sua PICTOFONTE 1, una raccolta di corporate Dingbats-ma-non-tanto. Nello stesso anno, il multitalentoso Guto Lacaz — stimolato da Claudio stesso — ha iniziato la trasformazione di un decennio di sue immagini (per la colonna del giornalista Joyce Pascovitch nel quotidiano “Folha de São Paulo”) nel PICTOFONT.
Le immagini di Lacaz sono state utilizzate per le magliette, per gli intagli di metallo e nel suo libro di illustrazioni Desculpe a letra.. Quattro anni più tardi, l’altra mente dietro Tupigrafia, l’illustratore e tipografo di Sao Paulo della fonthouse Just-in-Tipo Tony de Marco, ha fatto lo stesso realizzando le illustrazioni vettoriali per il quotidiano, trasformandoli in REX Dingbats.
Un importante aspetto culturale brasiliano è trattato nella fonte MASCARA Orisha (2003), di Lais de Carvalho e Rafo Castro. L’elegante serie di facce ha un indelebile unità e la sensibilità — che è del tutto appropriata, poiché non vi è Brasile senza l’arte africana, dove è nata la tradizione della maschera, che è riconosciuta per la sua forma ed estetica.

Tupigrafia 8: la rivista brasiliana di tipografia

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Tupigrafia 8: la copertina progettata da Tony de Marco
Tupigrafia 8: la copertina progettata da Tony de Marco

L’ottavo numero della rivista brasiliana di tipografia Tupigrafia ha ben tre copertine differenti create da Claudio Rocha, Tony de Marco e Felipe Taborda.

Tupigrafia 8: copertina progettata da Claudio Rocha
Tupigrafia 8: copertina progettata da Claudio Rocha
Tupigrafia 8: copertina progettata da Filipe Tabouro
Tupigrafia 8: copertina progettata da Felipe Taborda

L’articolo di apertura è dedicato alla poesia visuale, con un quaderno di 8 pagine stampato in tipografia con caratteri in piombo e in legno. Em destaque, gli articoli sulla calligrafia artistica degli olandesi H.N.Werkman e Ewald Spieker e anche gli articoli sull’opera di Herb Lubalin, con un’attenzione speciale alla rivista Eros, editada per Lubalin nel 1962.

Tupigrafia 8: articolo su William Dwiggins
Tupigrafia 8: articolo su William Dwiggins design grafico e tipografo statunitense.

Dentro un’altra sezione la rivista mostra anche la produzione editoriale del designer grafico e tipografo nord-americano William Dwiggins; un saggio fotografico con gli orologi storici da torre in Italia; le scritte dal Tibet e una nuova onda di font digitali create da tipografi brasiliani.

Tupigrafia 8: articolo, di Claudio Rocha, sugli orologi storici da torre e campanile italiani
Tupigrafia 8: articolo, di Claudio Rocha, sugli orologi storici da torre e campanile italiani
Tupigrafia 8: una nuova font brasiliana
Tupigrafia 8: Bossa Nova una nuova font brasiliana

Prossimamente questo numero di Tupigrafia sarà acquistabile, in Italia, presso la Libreria Aiap.

Testo in portoghese

Conferenza di Claudio Rocha allo IED di Milano (2)

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Si è tenuta ieri sera, presso lo IED di Milano, l’interessantissima conferenza di Claudio Rocha, type design brasiliano ora residente in Italia, sulla tipografia brasiliana raccontata attraverso “Tupigrafia” la rivista di tipografia del Brasile (già citata in precedenti post) dove lo vede co-editore insieme a Tony de Marco.

Un importante panorama che parte dai letristas da rua per arrivare alle ricerche espressive, il tutto raccontato visivamente da Claudio.

Nota dolente l’assenza di buona parte dei miei studenti sia dello IED, sia del Politecnico di Milano che avevo avvisato anche in mattinata di questa conferenza. Una occasione persa per migliorare il proprio bagaglio culturale.

Conferenza di Claudio Rocha allo IED di Milano (1)

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Il prossimo 13 maggio alle ore 18:30, presso l’Istituto Europeo di Design di Milano, via Sciesa 4 è in programma una conferenza del type designer brasiliano Claudio Rocha dal titolo “Esperienze tipografiche brasiliane & la rivista Tupigrafia”.
Claudio Rocha, nato nel 1957 in Brasile, è progettista grafico, editore insieme a Tony de Marco della prima rivista dedicata alla tipografia e calligrafia brasiliana “Tupigrafia” (già citata in un mio post di febbraio) http://www.tupigrafia.com.br, professore, tipografo.
Delegato per il Brasile dell’ATypI, Association Typographique Internationale ha progettato due font: ITC Gema e ITC Underscript distribuite per la ITC — International Typeface Corporation dalla Linotype.

Testo in portoghese

São Paulo liberata

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Le foto di questo post sono di Tony de Marco, São Paulo.

In Brasile, nella grande metropoli di San Paolo, è in atto da un anno la legge comunale “lei cidade limpa” (legge per la città pulita) che ha portato alla campagna “São Paulo No Logo” contro la grande invasione pubblicitaria che copriva ogni spazio disponibile dai manifesti e cartelli, insegne e neon, schermi elettronici, promozioni sulle fiancate di taxi e bus, distribuzione di volantini per arrivare, a volte, a coprire interi palazzi non permettendo quindi a chi ci abita di vedere … il sole. Fotografie alte dieci piani; neon su ogni tetto; più di 13.000 cartelloni extra-large; manifesti “selvaggi” incollati su ogni superficie disponibile. Per non parlare poi degli studenti assunti per appostarsi agli angoli delle strade sventolando bandiere con i colori di una marca o di un’altra. Era diventato vero e proprio inquinamento visivo.

Certamente i proprietari degli immobili che guadagnavano nell’ospitare, più delle volte illegalmente, tali annunci non avranno gradito tale legge, ma si era toccato il limite senza più alcun controllo. Tale legge, in parte, ci vorrebbe anche in Italia, basti pensare a Milano dove anche in pieno centro c’è una invasione di mega pubblicità iper illuminate che guastano la vita di chi ci abita vicino. Poiché nessuna autoregolazione ha funzionato e poiché il mercato è risultato esso stesso senza maturità il consiglio comunale paulistano ha deciso che era meglio eliminare la pubblicità quasi complessivamente. Sicuramente non tutta la pubblicità è stata rimossa, ma soltanto quei enormi blatant, “all’aperto” che rubavano la vista del cielo e le enormi strutture che deturpavano il paesaggio urbano. Questi enormi cartelli erano diventati una lotta di comunicazioni tra multinazionali rivali che si scontravano mettendo annunci più grandi. In questo caso non si può contestare una legge che per alcuni lede la libertà di comunicazione, ma che però ridà ai cittadini il proprio cielo, le proprie pareti, i propri alberi.

È più importante la qualità della vita del consumismo. La popolazione paulistana ha gradito molto questa legge perché non era contro la pubblicità per sè, ma contro i suoi eccessi. Ora la città è già mólto migliorata anche se rimangono, dopo questa pulizia radicale, gli enormi scheletri delle strutture che reggevano tali pubblicità, i muri grigi sporcati dallo smog che hanno lasciato l’impronta di ciò che vi era appoggiato sopra che stanno per essere ridipinti. Pertanto il paesaggio urbanistico non è migliorato, anzi sono più visibili le innumerevoli favelas che erano coperte da queste mega strutture ma allo stesso tempo rispuntano facciate art déco che per anni sono rimaste nascoste. Il bisogno urgente è di riqualificare questi spazi visivi nella ricostruzione e nella pulizia della città.

Testo in portoghese