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Rico Lins: Una grafica di frontiera

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Dal Brasile un video animazione di 10 minuti del portfolio del designer carioca Rico Lins (www.ricolins.com),che lavora a San Paolo, per la sua esposizione “Rico Lins: Uma Gráfica de Fronteira” in mostra presso la Caixa Cultural Rio (Rio de Janeiro-Brasil), dal 10/febbraio al 15/marzo 2009.
Rico Lins, che chiude l’animazione con un font di testo fatto con pezzi di occhiali da sole, che prende il nome BlindBeans.

Testo in portoghese

Peccato, non siamo in Olanda!

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Come parte della nuova “brand identity” del governo olandese, Peter Verheul ha progettato un carattere tipografico istituzionale denominato «Rijksoverheid Sans & Serif» per tutte le forme di comunicazione visiva. Questo è il risultato di un nuovo modo in cui il governo olandese vuole posizionarsi nella società. Attualmente ci sono oltre 200 dipartimenti e ministeri, che utilizzano diversi tipi di logotipi e di “brand identity” tra i quali quello progettato dallo Studio Dumbar che aveva vinto il concorso indetto alla fine del 2007.

Proprio lo Studio Dumbar ha chiesto, all’inizio del 2008, a Peter Verheul di progettare un nuovo carattere da abbinare alla immagine coordinata governativa partendo dal suo carattere tipografico «Versa» e trasformarlo in caratteri utilizzabili per un pubblico più vasto. Egli ha cambiato l’aspetto della versione del «Versa Serif» e ha creato una nuova serie di lettere per la versione Sans. I caratteri sono stati chiamati «Rijksoverheid Serif» e «Rijksoverheid Sans» e saranno utilizzato in ogni aspetto della comunicazione visiva governativa. Il «Rijksoverheid Sans» sarà utilizzato principalmente per le rubriche di testo e nella segnaletica o per i sistemi di “wayfinding”. Il «Rijksoverheid Serif» sarà invece utilizzato come carattere per i testi da lettura. In poco meno di nove mesi Peter Verheul è riuscito a finalizzare il font e rilasciare in quattro diverse varianti (Regular, Italic, Bold e Bold Italic).

Durante il tempo della creazione Peter Verheul non ha avuto molto tempo per scattare le foto dello stato di avanzamento del lavoro (come ha detto nel suo discorso di introduzione), ma ha conservato un notebook pieno di disegni e appunti sulla creazione e progettazione dei caratteri. Dopo aver terminato la digitalizzazione ha donato alla Bijzondere Collecties, un importante collezione olandese di lavori grafici, tipografici-artisti, il libretto, le prime stampe e tutto ciò che è legato nella creazione del carattere tipografico «Rijksoverheid».

Tutta la storia della nascita e il motivo per cui la creazione di caratteri Rijksoverheid è reperibile nell’ottimo libro «Letterrijk» scritto da Mathieu Lommen, e pubblicato dagli editori De Buitenkant.

Altre informazioni sono reperibili nel sito Designworkplan, e per l’acquisto del libro «Letterrijk» vi consiglio uno dei tanti rivenditori di libri olandesi AB (€15 + €4 di spese spedizione).

Testo in portoghese

Type Design 3: il “MilanoCentrale Regular” di Alberto Manzella

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Prova di applicazione del carattere nella segnaletica (sopra) e nel tabellone partenze / arrivi (sotto)

Eccoci al quarto appuntamento settimanale con i lavori dei partecipanti alla terza edizione del “Corso di Alta Formazione in Type Design” presso il Poli.design di Milano.
Dopo aver presentato, nelle scorse settimane, il “Salieri” di Diana Quarti per il “Teatro alla Scala”, il “Velasca” di Nora Dealti per la “Torre Velasca” e il “Monumentale” di Pierfrancesco Annichiarico per la “Ca’ Brutta”, questa settimana tocca al “MilanoCentrale Regular” di Alberto Manzella per la “Stazione Centrale”.

Nei prossimi appuntamenti del post del martedì vedremo, di settimana in settimana, gli altri lavori sempre abbinati a queste quattro architetture milanesi.

Targa commemorativa della posa della prima pietra per ledificazione della Stazione Centrale di Milano
Targa commemorativa della posa della prima pietra per l’edificazione della Stazione Centrale di Milano

Una breve storia delle stazioni ferroviarie milanesi fino alla edificazione de Stazione Centrale. Nel 1850, Milano contava due stazioni ferroviarie non collegate fra loro: Milano Porta Nuova e Milano Porta Tosa (che di seguito diventerà Milano Porta Vittoria), site al termine di due linee ferroviarie, una diretta a Monza e l’altra a Venezia.
Tra il 1885 e il 1891 vengono edificate altre quattro stazioni secondarie: Porta Sempione, Rogoredo, Porta Romana e Porta Garibaldi che erano collegate da una nuova circonvallazione ferroviaria, ma il traffico ferroviario risultava ancora insufficiente in proporzione all’aumento degli utenti.
Il 15 gennaio 1906 viene indetto il primo concorso per la costruzione di una nuova stazione ad alta capacità, al quale parteciparono i più importanti architetti milanesi i quali presentarono progetti isprati a classicismo ed eclettismo allora molto diffusi, attraverso ampie cupole e decorazioni monumentali. Il vincitore selezionato del progetto fu l’architetto Cantoni, ma tale progetto non fu mai realizzato. Sei anni più tardi l’amministrazione organizzò un’altra gara, questa volta vinta dall’architetto Ulisse Stacchini. Architettura imponente arricchita da ornamenti quali: corone, festoni, motivi geometrici astratti. Con la variante del 1915, furono eliminati: torri, statue, orologi, festoni e quadrighe, conferendo maggiore austerità in un contesto di Italia Giolittiana.
Nel 1924 avviene l’approvazione definitiva del progetto di Stacchini. Il mutamento politico impose nuove esigenze architettoniche e conseguenti nuove scelte decorative con simboli legati al Fascismo.
Vennero sostituite le pensiline sui binari previste nel progetto iniziale e introdotte le tre grandi tettoie in ferro secondo il progetto dell’ingegnere Albero Fava. Nel maggio 1931, la stazione fu finalmente inaugurata.
La stazione di “Milano Centrale” è la seconda stazione ferroviaria italiana per grandezza e volume di traffico, accoglie circa 600 treni al giorno, due linee della metropolitana che la collegano al vicino Passante Ferroviario, è il terminal di diverse linee di autobus urbani e interurbani e tram nonché le navette per i tre aeroporti dell’area milanese. Ogni giorno è utilizzata da più di 320 mila persone, per un totale di 120 milioni l’anno.

“In motu vita” è il motto del progetto di Ulisse Stacchini. Lo stile archittettonico della nuova Stazione Centrale, risente dell’influenza delle diverse correnti che hanno caratterizzato il Novecento, in particolare il Liberty e l’Art Déco. “Stazione di testa” per poter essere avvicinata il più possibile al centro urbano senza intersecare le arterie principali, la stazione comprende un fabbricato costituito da un corpo centrale con la facciata su Piazzale Doria e due edifici laterali. La parte esterna dell’edificio, fu improntata ad uno stile di derivazione classica, che l’architetto Stacchini volle poi personalizzare con fregi decorativi e nei colori dei vari marmi pregiati di cui è riccamente decorata (così come negli arredi per l’illuminazione), consacrandola a patrimonio artistico della città.

Il carattere «MilanoCentrale» nasce dall’analisi di queste caratteristiche fuse in un’interpretazione che vuole sottolineare gli stilemi grafici creando un ponte tra passato e presente.
Le forme si ricollegano molto ai caratteri lineari futuristi degli anni ’30 meno appariscenti ma molto presenti nelle architetture di quel periodo, ma allo stesso tempo tendenti a forme successive. La lettera ‘A’ ed i numeri sono tipici dei caratteri “fascisti” mentre le altre consonanti sono molto l’influenzate dalla “Bauhaus”. Le minuscole hanno forme contemporanee. L’insieme però risulta armonioso e pertanto valido.

Un video sulla “Tipografia em Belém” di Fernanda Martins

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Un interessantissimo video fotografico di studio sulla “Tipografia em Belém” fatto da Fernanda Martins, type e graphic designer brasiliana direttrice dell’ADG Brasil – l’associazione dei disegnatori grafici brasiliani e membro dell’ATypI. Lei lasciò São Paulo per vivere a Bélem, capitale dello stato del Pará, nell’Amazzonia.

Questo tipo di tipografia, che è meglio definire come lettering, è presente in tutti gli stati del Brasile. Lei ci mostra esempi dei pichação (writing) dello stato del Pará ed esempi della “tipografia popular” con i lavori dei letristas da rua (come ho già scritto in un precedente post). Nella parte finale Fernanda mostra immagini della “Oficina de desenho tipográfico”, che utilizzo questa ricerca sulla tipografia a Belém.

Potete vedere il blog di Fernanda Martins per conoscere altri aspetti della grafica brasiliana.

Testo in portoghese

Ritratti tipografici dal Brasile

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Il principale quotidiano paulistano “Folha de São Paulo”, e tra i principali del Brasile, ha fatto progettare per una sua campagna pubblicitaria quattro manifesti estremamente attraenti dedicati ad altrettante star hollywoodiane scomparse: Marilyn Monroe, Marlon Brando, James Dean e Charlie Chaplin rappresentati con ritratti costituiti da caratteri tipografici di diversi stili.

“The Movie Stars are in your Newspaper. Cinema Poster Collection. Every Sunday, free, at the Folha.”
“The Movie Stars are in your Newspaper. Cinema Poster Collection. Every Sunday, free, at the Folha.”

Gli annunci sono stati creati dall’agenzia pubblicitaria “Africa” di São Paulo: direttore artistico Bruno Brasile e da l’illustratore Felipe Guga con copywriting di Fabio Seidl con il motto “Las estrellas de cine en tu periódico. Colección de posters de cine. Cada domingo, gratis en la Folha” (Le stelle del cinema nel tuo periodico. Colleziona i poster del cinema. Ogni domenica, gratis con la Folha). I disegni sono veramente ben fatti e riproducono in modo fedele le quattro star nonostante i loro tratti siano delineati da glifi diversi, dai piccoli particolari del viso all’intera figura. Forse l’unico difetto sono le gambe che in alcuni casi sembrano delle protesi ortopediche.

Testo in portoghese

Robot tipografici

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Giocare con i caratteri è stata sicuramente l’idea di Jonathon Yule, designer canadese, quando ha creato dei manifesti tipografici “Font Bot” consistenti in figure di robot create con i caratteri lineari da lui preferiti: Helvetica, Akzidenz Grotesk e Futura. Tali manifesti sono in vendita sul suo sito. Yule lavora a Toronto come freelance interessandosi al mondo della tipografia in modo creativo. Famoso è il suo lavoro sul Lego.

In una intervista comparsa su internet tempo fa Jonathon spiega come è arrivato a creare questi robot tipografici: “Questa è una lunga storia, ma fondamentalmente è iniziata al liceo, quando sono diventato ossessionato dell’Helvetica e un giorno pensando alla parola stessa “Helvetica”, poi alla parola “Helbotica” il robot che immaginavo nella mia testa. Sono andato a casa ed ho completato Helbotica quella sera. Ho composto una certa parte stupidamente come una storia che Helbotica combatte tutti gli impostori (Arial), ma in realtà si trattava semplicemente di uno dei miei primi esperimenti reali con i caratteri. Il fontbot Futura è venuto come la mia ossessione spostata da Helvetica al Futura, ma non sono stato contento del risultato. L’Akzidenz Grotesk fontbot l’ho creato nel mio primo anno di programma alla YSDN quando la mia ossessione si è spostata ancora una volta verso un altro sans serif: l’Akzidenz Grotesk.
Ho cercato di cambiare figura dal fonbot camminatore ad uno che preferisce nuotare.

Per concludere tutto, è davvero stato solo un grande bambino a giocare con i caratteri”.

Scritto da Giò

settembre 20th, 2008 at 7:51