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«Manuale Tipografico» di Giambattista Bodoni (1818)

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Per i bibliofili e gli amanti della tipografia ecco un secondo interessante testo: il «Manuale Tipografico» di Giambattista Bodoni nella ristampa postuma del 1818, pubblicata dalla vedova Margherita Dall’Aglio basandosi sulla prima del 1788 stampata dal grande tipografo, che come il  «Hypnerotomachia Poliphili» di Francesco Colonna, viene presentato dal sito americano Rare Book Room, costruito come un luogo educativo destinato a consentire al visitatore di esaminare e leggere alcuni dei grandi libri del mondo e dove è possibile sfogliare online l’intero libro, pagina per pagina, ingrandendo o riducendo il formato.

Nel «Manuale Tipografico» il Bodoni presenta più di 600 incisioni, 142 caratteri latini (con i corrispondenti corsivi), caratteri scritti ed esotici, mille ornamenti e vignette. Questi caratteri e decorazioni sono stati il culmine di più di quarant’anni di devozione di Bodoni all’arte tipografica, sia nella sua qualità di stampatore per il Duca di Parma, sia come stampatore privato. Ma il suo vero valore non risiede nel fatto di essere un libro meravigliosamente stampato e di grande rarità e nemmeno nell’essere il testamento del tipografo più importante della sua epoca ma nel avere al suo interno i primi caratteri moderni più evoluti, raffinati e rigorosi come quelli creati da John Baskerville, però non tanto rigidi e formali come quelli disegnati dal grande rivale francese Firmin Didot. Un altro degli aspetti più importanti di quest’opera monumentale è la sua integrità di stile, che costituisce un modello di coerenza estetica vigente tutt’oggi nella nostra epoca.

Nella sua prefazione al manuale, Bodoni espone i quattro principi o qualità che costituiscono la bellezza di una famiglia di caratteri tipografici.

La prima è l’uniformità o regolarità del disegno che consiste nel comprendere che molti dei caratteri in un alfabeto hanno elementi in comune che devono rimanere gli stessi precisi in ognuno di essi. Il secondo è l’eleganza unita alla nitidezza ovvero il giusto taglio e la rifinitura meticolosa dei punzoni che producono una matrice perfetta dalla quale ottenere caratteri nitidi e delicati. Il terzo principio è il buon gusto: il tipografo deve restare fedele ad una nitida semplicità e non dimenticarsi mai del suo “debito” con le migliori lettere scritte nel passato. La quarta ed ultima qualità afferma il Bodoni è l’incanto, una qualità difficile da definire, ma che è presente in quelle lettere che danno l’impressione di essere state scritte non con svogliatezza ne con rapidità, ma con somma calma come in un atto d’amore.

Questo volume è stato ristampato più volte come nell’edizione del 1965 di Franco Maria Ricci.

Type Design 3: il “Contrast” di Maddalena Lo Franco

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Siamo giunti al settimo appuntamento settimanale con i lavori tipografici prodotti nella terza edizione del “Corso di Alta Formazione in Type Design” presso il Poli.design di Milano.

Questa settimana vi presento un’altra font ispirata ad una delle quattro architetture milanesi prese in esame dai partecipanti al corso. Dopo il «Salieri» di Diana Quarti e il «Labi.bold» di Laura Ferrario la terza font abbinata al “Teatro alla Scala” è il «Contrast» di Maddalena Lo Franco in una variabile di peso.

Nei prossimi appuntamenti del post del martedì vedremo, di settimana in settimana, gli altri lavori sempre abbinati alle quattro architetture milanesi: Torre Velasca, Stazione Centrale, Teatro alla Scala e Ca’ Brutta.

Ecco come Maddalena ci presenta il suo iter progettuale:

Da un’accurata analisi storica e architettonica dell’edificio preso in esame, sono emerse varie caratteristiche che hanno contribuito allo sviluppo della font. La storia del “Teatro alla Scala” di Milano, vanta due importanti eventi: il primo è naturalmente la sua costruzione, datata 3 agosto 1778, ad opera dell’architetto neoclassico Giuseppe Piermarini; ed il secondo è il restauro e l’ampliamento fatto all’edificio tra il 2002 e il 2004 ad opera di Mario Botta. Nella struttura, si è verificata dunque una contrapposizione di epoche e di culture che hanno determinato in modo rilevante il modo di concepire il teatro, la sua architettuta e di conseguenza tutto il circuito di identità grafica e visiva ad esso legati.

Da queste considerazioni nasce «Contrast», una font pensata per il Teatro alla Scala di Milano, in grado di evocare un’epoca passata e riflettere l’epoca presente.

In relazione a quanto detto, è stata fatta un’analisi tipografica dei due periodi storici, ossia: il periodo neoclassico e quello contemporaneo.

Tale analisi ha preso in considerazione esclusivamente i caratteri tipografici italiani attribuendo rispettivamente al periodo neoclassico, il carattere «Bodoni», di Giambattista Bodoni, e al periodo contemporaneo, il carattere «FF Strada» di Albert Pinggera. Essendo due font molto diverse tra loro, che rispecchiano perfettamente le due epoche, sia dal punto d vista storico che architettonico, hanno fortemente determinato le peculiarità della font «Contrast».

Così, si è scelto di tenere in considerazione alcuni aspetti propri delle due font, alcuni di questi sono stati: l’alto contrasto chiaro-scurale delle aste, caratteristica predominante nel «Bodoni», oppure il disegno di un carattere lineare, proprio del disegno della font «FF Strada». Come si evince dalle illustrazioni, le caratteristiche di queste due font (almeno in una prima fase) ricorrono frequentemente nel nuovo disegno.

La font «Contrast» è stata progettata principalmente per operare un intervento di archigrafia sull’edificio in questione. Prevede un solo peso, e può essere utilizzata anche per altre funzioni, quali: segnaletica, indicazioni all’interno del teatro, comunicazioni al pubblico o in uffici e attività collegate al Teatro della Scala.

Per l’archigrafia, le singole lettere sono state pensate scatolate, poste sulla facciata del Teatro, in modo tale da comporre la frase “TEATRO ALLA SCALA”.

I lavori già presentati nei precedenti post:
Il «Salieri» di Diana Quarti
Il «Velasca» di Nora Dealti
Il «Monumentale» di Pierfrancesco Annichiarico
Il «MilanoCentrale» di Alberto Manzella
Il «Labi.bold» di Laura Ferrario
Il «Velasca» di Laura Dal Maso

6) Bodoniani – Neoclassici (Classificazione Novarese)

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Sono i caratteri classici creati da Giambattista Bodoni in Italia dal 1789, da Françoise-Ambroise Didot e suo figlio Firmin in Francia nel 1783 e da Erich Justus Walbaum in Germania nel 1810.

Essi disegnarono i più bei caratteri che siano mai stati ideati e che sono, ancora oggi, molto utlizzati.

Il primo esempio di questo stile è attribuito al francese Firmin Didot che incise misure diverse dei caratteri inventati dal padre, i «Didot», ispirandosi a quelli di Louis Luce e ne creò il corsivo, e lo utilizzò in stampa per la prima volta nel 1784.

Successivamente anche Giambattista Bodoni, fu influenzato dal Romains du Roi, con le sue grazie piatte, e dai contrasti d’asta dei caratteri del Baskerville per il quale aveva sempre provato grande ammirazione.

Il carattere Bodoniano, dai francesi chiamato Didones, è molto elegante, armonioso, risultando però di difficile lettura per la composizione di lunghi testi, e in corpi piccoli, a causa della rigidità neoclassica del disegno e dall’occhio piccolo della lettera nella maggior parte dei casi degli alfabeti di questa famiglia; sono invece molto decorativi nei corpi medi e grandi dove trovano il miglior utilizzo nella stampa di qualità come titolazioni e frontespizi di libri, pubblicità (in Italia l’uso del «Bodoni» è attualmente molto legato al design della moda e al “made in Italy” in generale).

Le forme di un Bodoni originale
Le forme di uno dei tantissimi Bodoni originale, in quanto Giambattista Bodoni disegnava e produceva punzoni diversi per ogni grandezza. Alcuni con notevoli cambiamenti nelle forme.

Nonostante i rapporti di costruzione lo tendano ad uno slancio verso l’alto, il “Bodoniano” in genere, ma soprattutto il «Bodoni» mantengono tuttavia la rotondità tipica del romano, espressione fedele del neoclassico.

Le lettere presentano le grazia ridotte a un filetto completamente piatto e orizzontale; il raccordo con l’asta verticale è appena accentuato in alcune lettere, altrimenti assente nella globalità; le aperture sono molto ridotte; è molto evidente il rapporto tra grosso e fine tra le aste (contrasto d’asta), le barre e le curvature con un contrasto accentuato e struttura verticale ben inquadrata rispetto ai Transizionali; la (C), la (G) e la (S) hanno i rostri molto pronunciati.

I Bodoniani hanno bisogno di molto spazio (spazio bianco e interlineatura), in modo dar loro molto risalto.

Ma veniamo ora ad analizzare tutti i caratteri recanti il nome Bodoni che generalmente dovrebbero avere una cosa in comune, cioè, che essi si basano e sono una vera e propria interpretazione degli originali di Giambattista Bodoni. In realtà non è così. Nella produzione moderna delle varie fonderie solo la “Valdonega” di Verona ha le forme originali dei caratteri di Bodoni; mentre le altre sono solo imitazioni, parodie e interpretazioni assai discutibili. Durante l’epoca della composizione a piombo, ogni casa produttrice di font aveva la propria versione (adattata) del Bodoni. Anche oggi il Bodoni non è un font definito, ma una famiglia di versioni leggermente differenti l’una dall’altra, ciascuna con le proprie particolarità. Tutte le versioni moderne del Bodoni soffrono di un problema di leggibilità nei corpi piccoli detto dazzle (abbagliamento), dovuto alla continua alternanza di linee spesse e sottili nella riga.

Una serie di punzoni originali di Giambattista Bodoni conservati nel Museo Bodoniano di Parma. Frontespizio e una pagina interna del Manuale Tipografico di Giambattista Bodoni
Una serie di punzoni originali di Giambattista Bodoni conservati nel Museo Bodoniano di Parma. Frontespizio e una pagina interna del Manuale Tipografico di Giambattista Bodoni
il «Bauer Bodoni» creato nel 1926 dal tipografo tedesco Heinrich Jost per la Fonderia Bauer.
il «Bauer Bodoni» creato nel 1926 dal tipografo tedesco Heinrich Jost per la Fonderia Bauer.

Tra i Bodoni digitalizzati il «Bauer Bodoni» creato nel 1926 dal tipografo tedesco Heinrich Jost per la Fonderia Bauer è una versione molto apprezzata per la forte somiglianza ai caratteri originali di Giambattista Bodoni. Heinrich Jost ha lavorato facendo molte prove prima di stabilizzarsi su un equilibrio di contrasti nel disegno dei glifi, volendo emulare i risultati di stampa di Bodoni in un’epoca di diversi processi di stampa, inchiostri, ecc. La competenza dell’incisore Louis Hoell ha permesso di trasferire alla progettazione l’interpretazione tecnica di alta precisione. Hoell aveva già avuto oltre 40 anni di esperienza d’incisione dei punzoni, tra i quali il lavoro alla Fonderia Klingspor Flinsch, prima di incidere il Bauer Bodoni. La complessa storia di una rivisitazione del Bodoni è stato sottoposto a un esame critico intenso.

Il Bodoni Std disegnato da Morris Fuller Benton per lAmerican Type Founders
Il «Bodoni Std» disegnato da Morris Fuller Benton per l’American Type Founders

La chiarezza della forma nei caratteri del Bauer Bodoni, in particolare al corpo 72 punti, consente di confronto dettagliato con le forme dell’originale. È stato comunque sottolineato che ci sono un certo numero di caratteristiche del carattere, in particolare nelle maiuscole, che non sono mai apparse nel lavoro di Giambattista Bodoni. Tuttavia, la maggior parte di queste differenze scompaiono dal corpo 24 punti e inferiori, permettendo alla maggior parte dei critici di essere d’accordo sul fatto che la progettazione di Jost sia un prodotto autentico nello stile e nei pesi.

Il «Bodoni Std» creato da Morris Fuller Benton per l’American Type Founders tra il 1908 e il 1915 è una interpretazione dei modelli del Bodoni dando maggiore importanza alla leggibilità piuttosto che alla fedeltà delle forme ed a sua volta è stato utilizzato come modello da un gran numero di fonderie, compresa la Monotype che nel 1930 produce il «Monotype Bodoni», disegnato dalla Monotype Design Studio. Quest’ultima versione fornisce un effetto di taglio pulito nel disegno dato dalla relativa semplicità. Esso riproduce bene gli originali, specialmente nei formati superiori a corpo 12pt. Questa serie completa di caratteri è un po’ più scura e condensata del Bauer Bodoni.

Berthold Bodoni disegnato nel 1983 da Günter Gerhard Lange
«Bodoni Old Face» disegnato nel 1983 da Günter Gerhard Lange per la Berthold

Per aggiungere più confusione tra i tanti Bodoni prodotti, ci sono due versioni della fonderia Berthold: «Berthold Bodoni-Antiqua» iniziato nel 1930 attraverso il modello della ATF e ripreso nel 1970 da Gerhard Gunter Lange per la fotocomposizione. Ciò ha portato ad una versione più leggera, creata da Karl Gerstner per l’identità europea della IBM verso la fine del 1980. La Berthold, nella sua campagna pubblicitaria del nuovo carattere, affermava: “il Bodoni-Antiqua fornisce un particolare disegno per la produzione tecnologica”. Non male per un carattere del 18° secolo!

Il secondo “Berthold Bodoni”, chiamato «Bodoni Old Face» (senza scuse per questa contraddizione in termini), è stato disegnato nel 1983 da Günter Gerhard Lange, che ha sostenuto poi, giustamente, che un disegno più fedele agli originali potrebbe essere sviluppati.

Un Bodoni poco conosciuto è il «Bodoni Modern» progettato da RH Middleton nel 1930 per l’American Ludlow Foundry, che, come il Berthold Bodoni è stato disegnato basandosi sui campioni stampati nel 18° secolo dal Bodoni.

lITC Bodoni, disegnato da Summer Stone, presenta tre variabili di utilizzo: ITC Bodoni Six per corpi piccoli, ITC Bodoni Twelte per corpi testo, ITC Bodoni Seventy-Two per corpi grandi.
«IITC Bodoni», disegnato nel 1994 sotto la direzione di Summer Stone, presenta tre variabili di utilizzo: «ITC Bodoni Six» per corpi piccoli, disegnato da Holly Goldsmith per il tondo e da Jim Parkinson per il corsivo; «ITC Bodoni Twelte» per corpi testo formato dall’interpolazione delle altre due variabili di grandezza, «ITC Bodoni Seventy-Two» per corpi grandi disegnato da Janice Prescott-Fisherman per il tondo e da Summer Stone per il corsivo, le maiuscole swash e gli ornamenti.

Forse solo il «ITC Bodoni» riesce a reggere i corpi piccoli; questa interpretazione fatta nel 1994 da una equipe di type designer guidati da Summer Stone ha il pregio di presentare variabili nel disegno a seconda delle grandezze: il ITC Bodoni Six basato sul carattere di Bodoni chiamato “Filosofia” per l’utilizzo in corpi piccoli (disegnato da Holly Goldsmith per il tondo e da Jim Parkinson per il corsivo), il ITC Bodoni Seventy-Two, per i corpi grandi, basato sul “Papale” di Bodoni (disegnato da Janice Prescott-Fisherman per il tondo e da Summer Stone per il corsivo, le maiuscole swash e gli ornamenti) e il ITC Bodoni Twelve, per i corpi testo, sviluppato come interpolazione informatica tra le altre due forme.

«ITC Bodoni» è la molto più armoniosa e più umanistica progettazione rispetto alle precedenti interpretazioni del Bodoni mantenendo le caratteristiche originali e lasciando fuori la forzata geometria presente nella maggior parte delle intepretazioni delle altre fonderie.

Anche Massimo Vignelli, famoso graphic designer italiano, si è cimentato nel 1989 nel disegno di un suo Bodoni per la World Typeface Corporation, il «WTC Our Bodoni» facendo una buona versione ricostruita sulla falsariga dei tipi dell’ATF, anche se più leggeri e con una più generosa altezza dell’occhio medio, mancando però di quella finezza o ingenuità, rispetto all’originale del 18° secolo. Nonostante le sue lacune, il Bodoni di Vignelli è stato la migliore fonte digitale fino al 1994, quando la FontShop ha lanciato il «FF Bodoni Classic», disegnato da Gert Weischer. Non sorprendente il successo del «FF Bodoni Classic» che è  “destinato ad essere il prima autentico Bodoni, basato ai tipi del Bodoni presenti nel suo “Manuale Tipografico”, completo anche di tutte le imperfezioni”. Le forme includono alcune deliziose eccentricità, in particolare il terminale a bottone sulla diagonale della (R) maiuscola, che è chiaramente rappresentato nei Bodoni originali, ma trascurata, deliberatamente o meno, da parte da tutte le successive interpretazioni fino a quando non è stata prodotta dalla FontShop. Il corsivo rappresenta anche le vere forme delle lettere di Bodoni, ma con un piccolo difetto rispetto all’angolo d’inclinazione corsiva utilizzata nel 18°, preferendo quella contemporanea del 20° secolo che riduce l’inclinazione agli 11 – 13 gradi invece dei 16 – 18 gradi per il periodo neoclassico. Autenticità è visualizzata anche in alcuni corsivo lettere minuscole (v, w, X e Y, per esempio) in cui il corsivo progettazione esclude la normale diagonale. Come nel Bodoni originale, queste lettere sono sensibilmente curve, mentre per un certo numero di interpretazioni del Bodoni sono stati ignorati questi dettagli a favore di una soluzione ibrida più vicina al «Didot».

Analogamente al «FF Bodoni Classic», la versione della ITC include anche la maiuscola (R) con il terminale della coda a bottone e una sensibile soluzione nelle diagonali del corsivo, ma questa volta gli angoli del corsivo sono più avventurosi, nelle dimensioni display. Jim Parkinson ha progettato la ‘s’ per il minuscolo corsivo, e si rallegra con la controversia che ha provocato. ITC Bodoni ha anche una serie di ornamenti e di fiori del Bodoni che sono diversi da quelli previsti con FF Bodoni Classico, ma ugualmente fedele al Bodoni.

Curiosità nel disegno del «FF Bodoni Classic»
Curiosità nel disegno del «FF Bodoni Classic»

La famiglia del «FF Bodoni» è ancora in fase di completamento da parte di Weischer e risulterà veramente una delle versioni più vicina all’originale romano, con una varietà di fedeli ornamenti fatti dal Bodoni.

Purtroppo per il «FF Bodoni Classic», non è stato ancora previsto la diversificazione delle forme per le varie grandezze di corpo come invece sono presenti nella versione della ITC (6, 12 e 72 punti) come già illustrato sopra.

Esistono poi altri Bodoni come il «Bodoni SB» per l’utilizzo nei bodytype e il «Bodoni SH» per l’utilizzo nei headline, ambedue della tedesca Scangraphic; il «EF Bodoni» della Elsner+Flake.




il Ditot originale
Lo specimen originale del Didot
Nel «Didot» la grazia è finissima creando problemi nella stampa in corpi piccoli. Di questo carattere esiste una versione digitalizzata dalla Linotype su disegni eseguiti nel 1991 da Adrian Frutiger basandosi sulle forme incise da Firmin Didot dal 1799 e il 1811 il «Linotype Didot».

Frutiger ha anche studiato i tipi del Didot da un libro stampato dai Didot nel 1818, “La Henriade” di Voltaire. Questa bellissima famiglia dispone di 12 variabili di peso comprendendo i glifi Old Style, una versione per la titolazione, e ornamenti in una superba grafica.

Altro esempio di Didot è il «H&FJ Didot» disegnato nel 1991 da Jonathan Hoefler per la Hoefler & Frere-Jones. Basato sul modello storico del “grosse sans pareille no. 206” di Molé le jeune per completare le forme mancanti dal “Facsimile des caractères” di Didot del 1819. Il corsivo è stato un po’ inventato per funzionare a grandi dimensioni. Sono stati disegnati differenti variabili di peso e i numeri che i Didot non avevano mai inciso.

Il «Didot Elder» è stato disegnato da François Roppo per la fonderia svizzera Optimo. Questo carattere è un rigoroso revival cercando di riprodurre tutte le caratteristiche dell’originale di Pierre Didot al contrario di altre interpretazioni sempre basate sui tipi di Firmin Didot (Jonathan Hoefler, Adrian Frutiger per la Linotype). La maggior parte della sua apparente idiosincrasie sono le freccie utilizzate come grazie in alcune lettere (G), (C), e (S). Non sono presenti glifi supplementari a questi “frecciati”, che credo sia un errore, perché riduce l’utilizzo del carattere.

Il carattere tipografico è stato intagliato dal punzonista Vibert nell’arco di tempo di dieci anni sotto la direzione di Pierre Didot. È stato utilizzato per la prima volta da Pierre per lanciare una nuova collezione di libri nel 1812. I punzoni sono oggi conservati in Joh Enschedé Museum di Haarlem, Paesi Bassi.

Un esempio minore è il «Fashion Didot» della BA Graphics interpretazione molto condensata del «Didot».

Ulteriori «Didot» digitalizzati sono il «URW Firmin Didot» disegnato dallo URW Studio e il «GFS Didot» disegnato nel 1994 da Takis Katsoulidis, e digitalizzato da George Matthiopoulos.

Del «Walbaum» di Justus Erich Walbaum esistono diversi derivati: il «Berthold Walbaum Book», il «Monotype Walbaum» sviluppato dal Monotype Staff, il «Linotype Walbaum» influenzato nella digitalizzazione dall’ «Utopia» di Robert Slimbach; il «EF Walbaum» della Elsner+Flake e il «Walburn» disegnato da Nick Shinn nel 1999 interpretazione personale del carattere del tedesco.

Tra i tipi Bodoniani ricordiamo: il «Normandia» disegnato da Aldo Novarese e Alessandro Butti nel 1946, «ITC Fenice» di Aldo Novarese, il «De Vinne» di Schroeder Gustav F., il «Bulmer» disegnato da William Martin, il «Corvinus» di Dennis Ortiz-Lopez, il «Centennial» disegnato da Adrian Frutiger, il «Giannoten» di Antonio Pace, il «Filosofia» ottima libera intepretazione di Zuzana Licko, «Marconi», «Basilia», ecc.

Bodoni e le avanguardie – conferenza a Parma il 10 ottobre

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Convegno internazionale
Parma, Palazzo Sanvitale, Salone delle Feste 10 ottobre 2008, ore 9.30

Il 10 ottobre 2008 a Parma a partire dalle h. 9.30, presso il Salone delle Feste a Palazzo Sanvitale, avrà luogo il convegno internazionale  Bodoni e le avanguardie organizzato dal Museo Bodoniano e dalla Biblioteca Palatina di Parma.

Il convegno si propone di riunire studiosi italiani e stranieri della cultura non solo tipografica, ma più latamente figurativa, architettonica, grafica ed estetica del Novecento europeo, allo scopo di indagare e approfondire l’oggettiva presenza e il valore ideale dell’eredità bodoniana nelle esperienze artistiche dell’ultimo secolo.

Al convegno interverranno:
Andrea De Pasquale (Direttore della Biblioteca Palatina e Museo Bodoniano)
La riscoperta di Bodoni nel Novecento: le onoranze per il centenario della morte
Carlo Mambriani (Professore in Storia dell’Architettura – Università di Parma)
Bodoni, Bettoli e l’informatica.
Ipotesi per uno studio “digitale” del neoclassicismo parmense
Corrado Mingardi (Esperto di Bodoni, Bibliotecario responsabile della  Biblioteca della Fondazione Cariparma di Busseto)
Hans Mardersteig, l’Officina Bodoni e l’Edizione Nazionale di Gabriele D’Annunzio
Fabrizio M. Rossi (Grafico, consigliere AIAP, redattore di “Progetto Grafico”)
La fortuna tipo-grafica dei caratteri bodoniani nel Novecento
Gloria Bianchino (Professore di Storia dell’Arte Contemporanea – Università di Parma)
Architetture di carta. L’esperienza grafica nel Novecento italiano
Andrea Gatti (Professore di Estetica presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Ferrara)
Dal canone neoclassico all’archi-scrittura contemporanea. Il gusto e la grafica
Paola Spinozzi (Ricercatore  di Letteratura inglese – Università di Ferrara)
“Preposterous thicks and thins”: Bodoni e la discrasia fra forma e significato nell’interpretazione di Williams Morris
Catherine De Smet (Storica dell’Arte)
Le conflit de l’architecture et de la typographie. La modernità paradoxale de Le Corbusier
Fabio Vittucci (Storico dell’Arte)
Intorno ai Bauhausbücher: una possibile ricezione italiana

L’evento è inserito nell’ambito del progetto Ottobre, piovono libri: i luoghi della lettura promosso dal Centro per il Libro in collaborazione con la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, l’Unione delle Province d’Italia e l’Associazione Nazionale Comuni Italiani.

C’è occhio e “occhio”

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Abbiamo già visto in un precedente post della categoria “tipometria” la definizione di corpo del carattere e le unità di misura tipografiche.

Però il corpo non è un buon indicatore delle dimensioni del font, ma solo del suo ingombro verticale. Non si direbbe, ma se osservate, le due composizioni di testo sottostanti hanno lo stesso corpo. Quello a sinistra, il «Bernhard Modern», ha infatti le spalle – i tratti ascendenti molto lunghi, e l’occhio “medio” piccolo; quello a destra, il «News Gothic», presenta un occhio “medio” grande.

Anche nell’esempio sottostante tutti i caratteri sono composti con lo stesso corpo, ma alcuni sembrano composti in corpo superiore, altri in corpo inferiore.

Quindi l’occhio del carattere è tutto ciò che si vede della lettera quando essa è stampata, escluse le eventuali accentazioni delle maiuscole. L’occhio è quindi l’altezza e larghezza effettiva della lettera e si divide in tre parti: occhio medio, che viene riferito all’altezza della “x” minuscola x-height; l’occhio superiore che corrisponde alle aste ascendenti delle minuscole – si prende come riferimento la “l”; e l’occhio inferiore che corrisponde alle aste discendenti delle minuscole si prende come riferimento la “p” e la “g” a seconda dei caratteri.

L’occhio medio di una lettera non mantiene sempre le medesime dimensioni e proporzioni in tutti gli alfabeti dello stesso corpo. A parità di corpo, i caratteri con occhio medio grande sembrano molto più grandi di quelli con occhio medio piccolo. Se si desidera ridurre il corpo di un testo per avere più spazio nella pagina, basta scegliere un carattere con occhio medio grande; le lettere che compongono le parole saranno più leggibili. Questa dimensione, o proporzione, è detta “allineamenti dell’occhio medio” ed è definita come l’altezza relativa di una “x” minuscola in rapporto all’altezza della corrispondente maiuscola.

I caratteri con occhio medio – piccolo hanno occhielli più piccoli e aste ascendenti e discendenti più lunghe; vengono di solito usati in testi compatti con interlineatura uguale al corpo o, in alcuni rari casi, con sterlineatura (solo con giustezze piccole), e permettono di contenere il numero delle pagine o la lunghezza di un testo in colonna. I caratteri: «Bembo», «Bodoni», «Baskerville», «Bernhard Modern», «Chaparral», «Garamond», «Jenson», «Perpetua» sono un esempio di caratteri con occhio piccolo, ma tra questi il «Bodoni», anche se non ha l’occhio più piccolo del «Garamond» o dello «Jenson», risulta essere un carattere molto elegante ma di difficile lettura per testi lunghi, si presta molto bene per i “frontespizi”, i “titoli”, quindi con corpi grandi. Lo stesso «Bodoni» dà alla pagina una sensazione di maggiore vuoto, mentre un carattere con occhio medio più grande di esso conferisce una sensazione di maggior compattezza, risultando più estetico in molte situazioni compositive.

Nei caratteri con occhio medio – medio le proporzioni fra le minuscole e i tratti ascendenti sono omogenee e questo fa sì che siano adatti a una vasta gamma di applicazioni. Esempi di caratteri con occhio medio sono: «Futura», «Avenir», «Clarendon», «Times», «Gill Sans», «Optima», «Minion», «Palatino», «Serifa», «GFT Venexiano», «FF Scala», «Bell Gothic» e «Souvenir».

I caratteri con occhio medio – grande sono quelli che offrono il vantaggio della maggiore leggibilità e sono usati dove non esistano problemi di spazio o di economia. Sono quindi indicati per comporre testi per la lettura da parte dei bambini, per i testi scolastici e per i manifesti dove è più importante la comunicazione verbale su quella visiva. I caratteri: «American Typewriter», «New Century Schoolbook», «Antique Olive», «Avant Garde», «Franklin Gothic», «Helvetica», «Letter Gothic», «Myriad», «News Gothic», «Rockwell», «Univers» e «Tiepolo» sono esempi di caratteri con occhio grande.

Testo in portoghese

I prossimi corsi di Calligrafia dell’Associazione Calligrafica Italiana – 2008

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Ordine di scrittura di alcune lettere onciali
Ordine di scrittura di alcune lettere onciali

Ecco un calendario dei corsi di calligrafia organizzati dall’ACI Associazione Calligrafica Italiana nei mesi di settembre e ottobre 2008 sia a Milano, sia in altre sedi. Tali mini corsi sono indirizzati sia ai principianti, sia a chi ha una conoscenza intermedia della materia. Per ulteriori informazioni, calendari completi, scaricare volantini e iscrizioni: ACI

Un precedente corso sullOnciale tenuto da Ivana Tubaro
Un precedente corso sull’Onciale tenuto da Ivana Tubaro

MILANO

I vuoti e i pieni della calligrafia con Anna Ronchi
sabato e domenica 27/28 settembre

Riconoscere e considerare il vuoto come elemento della composizione. Il vuoto aiuta a creare una struttura spaziale ed è ricco di significati e di espressività. Il vuoto crea tensione e rende dinamica la composizione.

livello intermedio / iscrizioni entro il 17 settembre
responsabile corso Anna Ronchi


La scrittura onciale con Ivana Tubaro
sabato 4 e sabato 11 ottobre

L’onciale, date le sue qualità di semplicità e di chiarezza è ai nostri giorni particolarmente adatta a chi si avvicina per la prima volta alla calligrafia e vuole impararne le tecniche di base. Durante il corso si partirà da esercizi adatti alla comprensione della struttura delle lettere e si arriverà alla scrittura con il pennino. Scopo del corso è incoraggiare la realizzazione di un piccolo lavoro definitivo; a partire da un breve testo se ne studierà l’impaginazione e l’esecuzione finale.

per principianti / iscrizioni entro il 24 settembre 2008
responsabile corso Ivana Tubaro

Legature Slegate 2 con Cristina Balbiano e Suzanne Schmollgruber
sabato 11 ottobre 2008

Una nuova serie di esemplari mutuati dai contesti più vari, dall’origami così come dalle arti del libro e dal cartonnage. Piegature, tagli e poca colla per realizzare altri insoliti modelli di libri, depliant e versatili custodie, con svariate tipologie di carte e materiali. Per partecipare non è necessario aver seguito il primo seminario. Adatto ad ogni livello.

per tutti / iscrizioni entro il 1° ottobre
responsabile corso Anna Schettin

Automatic pen, tracce e colori con Anna Ronchi
domenica 26 ottobre

Il segno ottenuto con l’automatic pen è affascinante per le dimensioni notevoli e per gli effetti di colore che si possono ottenere con tempere, acquerelli e tinte in flacone già pronte.

livello intermedio / iscrizioni entro il 15 ottobre
responsabile corso Anna Ronchi

Corsivo inglese con James Clough
venerdì, sabato e domenica 14/15/16 novembre

Nato nelle mani dei penmen inglesi del Settecento, il corsivo inglese fu il modello adoperato nelle scuole italiane ed europee dall’Ottocento fino ai primi decenni dello scorso secolo. Dopo un approccio rigoroso per imparare la tecnica di scrivere con il pennino a punta flessibile, scopriremo i piaceri del corsivo inglese, una scrittura che rimane ancora nella memoria storica degli italiani.

per tutti / iscrizioni entro il 5 novembre
responsabile corso James Clough



Timbri in gomma con Marco Campedelli

domenica 30 novembre

La gomma da cancellare può diventare un originalissimo timbro per la stampa a mano. Durante il corso si impareranno tecniche basilari di intaglio della gomma utili per incidere lettere iniziali, simboli, disegni o parole che verranno poi riprodotte su carta. Una tecnica semplice ma dal suggestivo effetto finale. Adatto a chiunque voglia sperimentare qualcosa di nuovo.

per tutti / iscrizioni entro il 19 novembre
responsabile corso Marco Campedelli



Visita alla Biblioteca Trivulziana con James Clough

venerdì 5 dicembre 2008

Questa sarà una rara opportunità per ammirare alcune delle più belle pagine scritte dagli amanuensi che hanno rivoluzionato la storia della calligrafia durante il Rinascimento italiano. Inoltre, esamineremo i libri stampati dai successori di Gutenberg, le opere dei grandi tipografi quali Jenson e Aldo Manuzio a Venezia fino al lavoro di Giambattista Bodoni a Parma.

per tutti / iscrizioni entro il 26 novembre
responsabile corso James Clough

VICENZA

La produzione dei colori tradizionali per l’arte della miniatura con Ivano Ziggiotti
venerdì, sabato e domenica 26/27/28 settembre 2008

I colori così vivi e splendenti delle miniature esercitano in noi una particolare attrazione. Il blu oltremare, l’azzurrite, il cinabro, la malachite, l’iris e lo spincervino, il guado e la reseda sono pronti a svelarvi tutto il loro mistero per trasformarsi sotto le vostre mani in splendide tonalità in forma di succhi, lacche e polveri arcobaleno.

per tutti / iscrizioni entro il 12 settembre
responsabile corso Ivano Ziggiotti

Introduzione alla Calligrafia con Marco Campedelli
domenica 12 ottobre

Giornata di introduzione all’arte della Calligrafia
Una giornata per conoscere l’affascinante mondo della Calligrafia. La storia della scrittura, la descrizione dei principali strumenti di scrittura, l’uso della doppia matita per imparare le regole base e i primi esercizi con il pennino a punta tronca, strumento principe per gran parte delle scritture proposte dal manuale di Calligrafia ACI. La giornata si pone l’obiettivo di avvicinare nuove persone interessate al mondo della Calligrafia e di riuscire a tracciare con pennino e inchiostro, i primi segni che stanno alla base della scrittura calligrafica (aste, curve, diagonali…)

per tutti / iscrizioni entro il 1° ottobre
responsabile corso Anna Schettin

La scrittura onciale con Anna Schettin
sabato e domenica 8/9 novembree

L’Onciale, scrittura che ha origine nel III secolo, ha forme caratterizzate da semplicità e chiarezza; per questo motivo è particolarmente adatta a coloro che desiderano affrontare per la prima volta l’uso del pennino a punta tronca. Nonostante ciò il corso è indicato anche a persone con esperienza calligrafica che vogliono approfondire questa scrittura.

per tutti / iscrizioni entro il 29 ottobre
responsabile corso Anna Schettin

BOLOGNA

Scrittura commerciale con il pennello con Barbara Calzolari
sabato e domenica 18/19 ottobre

Con questo corso impareremo a realizzare scritte a pennello. Allenarsi a fare belle linee che formano le varie parti delle lettere. L’unico modo per sviluppare la sensibilità dele linee armoniose è provare, allenarsi e allenarsi. Con una semplice tecnica divertente avremo familiarità con il pennello che ci aiuterà fare pratica più facilmente. Fare alcune belle lettere ci incoraggerà ad andare ancora avanti.

per chi conosce almeno una scrittura / iscrizioni entro l’8 ottobre
responsabile corso Barbara Calzolari

NAPOLI

La scrittura cancelleresca
Sabato e domenica 18 /19 ottobre

La cancelleresca è una scrittura corsiva nata nel rinascimento, la più tipicamente italiana, ma anche la più attuale e leggibile: non sono necessarie particolari abilità artistiche, si tratta solo di riscoprire la nostra capacità di scrivere imparando un ductus, cioè l’ordine dei tratti che compongono le lettere. Particolarmente versatile, questa scrittura è consigliata a chi si avvicina per la prima volta alla disciplina della calligrafia.

Per principianti / iscrizioni entro il 30 settembre 2008
responsabile corso Francesca Biasetton

MANTOVA

Introduzione alla Calligrafia con Marco Campedelli
domenica 21 settembre

Giornata di introduzione all’arte della Calligrafia
Una giornata per conoscere l’affascinante mondo della Calligrafia. La storia della scrittura, la descrizione dei principali strumenti di scrittura, l’uso della doppia matita per imparare le regole base e i primi esercizi con il pennino a punta tronca, strumento principe per gran parte delle scritture proposte dal manuale di Calligrafia ACI. La giornata si pone l’obiettivo di avvicinare nuove persone interessate al mondo della Calligrafia e di riuscire a tracciare con pennino e inchiostro, i primi segni che stanno alla base della scrittura calligrafica (aste, curve, diagonali…)

per tutti / iscrizioni entro il 10 settembre
responsabile corso Marco Campedelli

Legature orientali con Susanna Carugati
Sabato 26 ottobre

Un corso per imparare le cuciture orientali, in particolare quelle curate dal Maestro Kojiro Ikegami, come la legatura a quattro fori con le tre varianti (Kangxi, a foglia di canapa, a guscio di tartaruga), nonché la variante cinese per formati più stretti e alti. Si produrranno anche album, quaderni a fisarmonica da realizzare sia a fogli singoli che con un doppio strato di pagine, e altre tipologie senza cuciture.

per tutti / Iscrizioni entro il 15 ottobre 2008
Responsabile corso Anna Schettin